Gino Piva

Gino Piva (Milano, 9 aprile 1873 – Vetrego di Mirano, 30 agosto 1946) è uno dei personaggi più nobili e autentici del Polesine. Rimane orfano a otto anni della madre, Carolina Cristofori. Ha due padri: il generale garibaldino Domenico Piva e il poeta barbaro Giosue Carducci (muoiono entrambi nel 1907). Si firma a volte «Remengo», o «fu Domenico», altre volte «figlio di Satana». Anarchico, ribelle, socialista, attivo nelle prime leghe contadine e operaie, in tante città d’Italia, a Pola e a Trieste, è corrispondente di guerra dal fronte nella Prima guerra mondiale e collaboratore per tutta la vita di innumerevoli giornali. È il primo cantore del Polesine e l’iniziatore di una stagione nuova e felice per la poesia. La sua opera è vasta, diseguale, ancora da scoprire e in parte inedita. Nel 2016, Il Ponte del Sale ha pubblicato in un solo volume le due opere poetiche in dialetto polesano Cante d’Ádese e Po (1931) e Bi-ba-ri-bò (1934), a cura di Luciano Caniato e Marco Munaro.