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Brodskij

NUBE

 

Resbala tu mirada en esta nube
que contiene las casas, las iglesias,
las calles que se cubren de las flores
derramadas del cielo. Te han salido
baratas las válvulas del motor
pero no tienes carro, brother. Dura
madre que has dicho hasta aquí llegamos
y destruiste todo lo que amo
con tu odiosa hermosura.

 

 

NUBE

Rimbalza anche il tuo sguardo in questa nube / che contiene le case, quelle chiese, / le strade che si coprono dei fiori / rovesciati dal cielo. Hai speso molto / poco per le valvole del motore / ma non hai la macchina, caro. Dura / madre che hai detto ora basta, andiamo / e hai distrutto ogni cosa che amo / col tuo odioso splendore.

Stefano Strazzabosco 2019 136 9788889615904 49 ,
Con un disegno inedito di Mateo Pizarro

“Este texto de Stefano Strazzabosco, implacable en su hermosura, dice lo que dice y dice lo que calla, muestra una vez más que la poesía es palabra calcinada y por eso puede hablar de todo.

(Questo testo di Stefano Strazzabosco, implacabile nella sua bellezza, dice ciò che dice e dice ciò che tace, mostra una volta di più che la poesia è parola calcinata e che per questo può parlare di tutto.)”

Juan Gelman su P – Planh per Pier Paolo Pasolini, 2014; poi in Brodskij, 2019

“In questo momento sto leggendo Brodskij e così tante poesie mi svegliano e mi fanno sussultare che vorrei scrivere a Stefano Strazzabosco solo per mandargli un augurio e dirgli che scrive poesie bellissime […]”.

Chandra Livia Candiani in una mail privata all’autore, 28 luglio 2019

“…ho letto d’un fiato Brodskij – bellissimo, e pieno di gente […] – e quella bambina finale che domina l’oceano: è lei la poesia […] sono tutte belle, le poesie di Strazzabosco, sapientissime […]”.

Giuliano Scabia in una mail privata all’autore, 5 agosto 2019

“[…] ho pensato che la tua poesia e la tua persona (così come l’ho sentita la prima volta del nostro incontro) / Siete identici / Nel rigore colto / Nell’osservazione / Nell’etica / In una geometrica narrazione del movimento / Che non prescinde dal sentimento. / Tutto questo con una lucidità abbagliante. / Ho setacciato anche le note / E ho dimorato in quella riservata alla Galizia. / Il libro profuma di mondo con una vampa di lingue / Che fanno bene e irrorano la nostra / Che dirti se non il mio abbraccio / E la mia gratitudine per ciò che sei e che come scrivi”.

Anna Maria Farabbi in una mail privata all’autore, 8 agosto 2019

“[…] il libro mi sta piacendo molto, per il tintinnio di autenticità e l’assenza di retorica. Non è facile parlare di alcuni argomenti, dei traumi occidentali in questo modo”.

Antonella Anedda in una mail privata all’autore, 15 ottobre 2019

“Lo sguardo sul mondo del poeta vicentino Stefano Strazzabosco può essere ben sintetizzato da una definizione che Guido Piovene diede di sé: “Io sono un visionario di cose vere”. Questo appare evidente nella sua ultima raccolta, intitolata Brodskij […], nella quale la realtà, pur mantenendo una nitida concretezza, viene costantemente oltrepassata, rivelando un aspetto sfuggente e notturno. Essa infatti va ben oltre le rigide coordinate entro cui la vorremmo ingabbiare, come dimostra un disegno del colombiano Mateo Pizarro incluso nel libro, in cui si vede il corpo di un cervo il cui collo fa da tronco ad un albero che si ramifica in più direzioni. Proprio per questo tutta la poesia di Strazzabosco mira a sabotare il principio di non contraddizione aristotelico che vuole dare al mondo e all’uomo un carattere stabile e coerente”.

Fabio Giaretta, «il Giornale di Vicenza», 29 novembre 2019

“La sapienza artigianale dei testi che svariano da rifacimenti di forme tradizionali, come nel Planh per Pier Paolo Pasolini, all’elencazione e al registro colloquiale, converge verso l’esito di una misteriosa complessità, tra l’altro in una scrittura plurilingue (lo spagnolo e l’inglese oltre all’italiano, con in più accenni dialettali).”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della Sera», 26 gennaio 2020

“Nel suo libro più recente del 2019, Brodskij (il poeta russo costretto all’esilio, premio Nobel nel 1987), una salda struttura consente la convivenza di modernità e classicità, di elegia e invettiva, di temi civili e commosse memorie, di satira graffiante e intima riflessione, ma sempre con una resa espressiva di grande incisività, alla quale concorre una notevole sapienza tecnica […].”

Davide Puccini, «Il Gallo», maggio 2021

La scrittura di Stefano Strazzabosco si distingue per il radicamento al territorio, in particolare agli scrittori e agli artisti che meglio ne avevano incarnato l’anima inquieta e sognante, da Nerina Noro a Fernando Bandini, passando per Parise o altri, pur nella perpetua oscillazione, anche fisica, tra Italia e Messico. Su tale terreno va intesa la forte prossimità a tanta letteratura dell’America Latina sbilanciata sui versanti del fantastico, dell’onirico o del surreale, dimensioni cui il vicentino si mostrava particolarmente sensibile sin dall’adolescenza sulle ali dei testi di Syd Barrett, dei King Crimson o dei Genesis. Peso non minore va ascritto alle suggestioni del barocco, che a Vicenza ha una solida tradizione, e altrettanto alle imponenti scenografie palladiane, forse del tutto sproporzionate alla realtà di una piccola provincia e perfino destabilizzanti per chi ci vive, al pari di quanto poteva risultarlo, mutatis mutandis, S. Pietroburgo per Brodskij. […]

Maurizio Casagrande, «Punto. Almanacco letterario», edizione digitale, 2023

“[…] E proprio sui temi che riguardano non più il cerchio sentimentale dell’io e dei suoi prossimi ma i destini generali, l’eterna lotta tra vincitori e vinti, il dolore delle vittime della Storia, si concentra invece la terza modalità della poesia di Strazzabosco, quella che potremmo definire senz’altro ‘poesia civile’. A partire dal tesissimo e appassionato Planh per Pier Paolo Pasolini, dedicato a uno dei più scomodi ed eretici intellettuali del Novecento italiano, barbaramente ucciso il 2 novembre 1975 in circostanze ancora misteriose. E qui la voce lirica e narrante di Strazzabosco si fa lamento epico, rabbia lucida, urlo di denuncia scagliato contro tutti i misfatti e le ingiustizie del Potere, di qualsiasi Potere”.

Andrea Afribo in Nuova poesia italiana dal 1980 a oggi, Istituto italiano di cultura di Mosca, Mosca, 2023

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