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Casa d’esilio e altre poesie ritrovate

Freschi greti

 

Più mai ritroverò come per avventura strana,
la gaiezza? Un giorno la vidi fuggente tra il greto del fiume.
Fresca, giovanile, come la luce, si nascondeva attraverso i sassi.

 

Scalzo saltai frugando,
trovai soltanto un grano di quella che era la gaiezza.
La troverò il giorno che tornerò sul greto dell’Adda
a pescare in primavera.

Piero Draghi 2019 160 9788889615881 47

L’autore

A cura di Pasquale Di Palmo

“E proprio la metafora della caccia costituisce il fil rouge che attraversa l’opera poetica di Draghi come il topos a cui l’autore ritorna più frequentemente. […] In tal senso forse il momento più alto è rappresentato da Licenza di caccia, la raccoltina scheiwilleriana qui riproposta integralmente proprio in virtù della sua indiscutibile freschezza e varietà di tono. Nella lirica intitolata Lamento del cacciatore in primavera, Draghi esprime quella sensazione tra trasognata e allucinata, avente a che fare con il rimorso per gli animali uccisi (si pensi in tal senso a una superba pagina di Landolfi in cui si descrive il proprio ravvedimento di fronte allo sguardo di un animaletto impaurito): «Devo essere stato un cardellino o una averla. / Ora un’amica mi ha fatto sapere / che se ritorno a caccia / non mi vuole più bene, / accadrà che quando il mio animo / avrà fiducia in lei scriverò poesie / ma poi non ci vorremo più bene / e così ritornerò a caccia. / Anch’io però nelle ultime battute / quando vedevo alzarsi dalle gore / una folaga o un beccaccino / sentivo un brivido e tornavo / a casa di cattivo umore».”

Dall’Introduzione di Pasquale Di Palmo

“Cari Marco e Cristiano,
il libro è prezioso – con tutta la malinconia di chelle terre…
i poeti, come fiori che trattengono il tempo/il loto dell’ora, l’aura, l’oro di Piero.”

Giuliano Scabia, da mail privata al Ponte del Sale, 12 giugno 2019

“Un’aria stranita, un sapore agro domina tutta la poesia di Draghi, anche quella più limpida dei primi anni («Più mai ritroverò come per avventura strana, / la gaiezza?»). Lo ebbe a notare uno dei suoi lettori d’eccezione, Leone Traverso (un’altra fu Cristina Campo, con cui il poeta collaborò). Draghi si aggira incerto nella sua stessa opera, quasi revocandola in dubbio. Egli sembra mettersi, da spaesato, di fronte a una bellezza divelta, di cui luccica qualche frammento, ma che si nega al canto misteriosamente. Così, l’intermittenza della sua arte è come un enigma che dà il batticuore.”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della Sera», 4 agosto 2019

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