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Colloqui con Nino

NINO – Prima di iniziare questo giulivo banchetto vi avverto che se voi ora mi chiedete qualche cosa posso rispondere poco, perché in realtà non sono un professore, un avvocato; sono né più né meno un umile agricoltore; compatitemi (canta), non vi è persona che abbia sofferto più di meee… Osservatore? Forse sì, forse nò.

 

EMILIETTA – Osservando el vede tante cose. Per esempio nella natura lu l’à osservà tutta la faccenda dei fulmini… So che lu la sa lònga…

Esaurito

Andrea Zanzotto 2005 152 9788890131561

L’autore

A cura di Andrea Zanzotto
Fotografie di Vincenzo Cottinelli
Tiratura limitata a 200 esemplari

“È una sera di anni molto lontani, io, bambino, vado alla latteria e sul far della sera il cielo assume un colore sempre più rosso. Un gruppo di persone, donne specialmente, guarda allarmato. Cresce il mormorio. Improvvisamente una persona aitante e sicura si fa avanti e dice ad alta voce: «Ah, fémene, non sté preocuparve. Questo che vedé (e indica il cielo) è un fatto causato dal sole che si specchia nel Mar Rosso». Mi è inevitabilmente sembrato che il protagonista dell’episodio e del mio stesso ricorso di memoria non potesse che essere legato ad un ur-Nino.”

Dalla Prefazione di Andrea Zanzotto

“Seguendo le tracce di Zanzotto e le immagini di Cottinelli anche noi incontriamo qui Comisso, Camon, Valeri, altri ancora. Si squaderna un mondo ancora vivo e animato.”

Alberto Cappi, «la Voce di Mantova», 13 ottobre 2005

“Nella raccolta La Beltà del 1968 Andrea Zanzotto aveva dedicato la terza parte del poemetto intitolato Profezie o memorie o giornali murali alla figura di Nino Mura, sorta di contadino sui generis che nel suo biglietto da visita dichiarava di essere “attore, astronomo, gastronomo, agricoltore, empirico, erborista, indovino”. Quel testo introduce e suggella ora questi indimenticabili Colloqui con Nino, curati dallo stesso Zanzotto, che ripercorrono con rara perizia espositiva l’itinerario esistenziale e affabulatorio del contadino veneto, morto quasi centenario nel 1988. Si tratta del resoconto dei dialoghi a più voci che un ristretto circolo di amici intratteneva periodicamente con Nino al fine di ricevere consigli intorno agli argomenti più disparati. […] «Nino resta così il testimone, colui che mette la firma sotto ad ogni fantasia e realtà, ‘per avallo’, scrivendo senza occhiali la vita di tutta una zona per un tempo che ha in sé ormai l’autorità di un’altra dimensione, fuori da tutte le dimensioni», avverte ancora Zanzotto. D’altronde leggendo questo libro si ha l’impressione di essere completamente immersi nel cuore delle atmosfere che si respirano nelle stesse raccolte del poeta di Pieve di Soligo, dalla visionarietà allucinata di Dietro il paesaggio (1951) agli pseudo-haiku presenti in Sovrimpressioni (2001). Mezzo secolo di poesia in cui l’espressione bonaria di Nino trapela spesso come quella di un personaggio istrionesco che, tra il serio e il faceto, si rivela depositario di antiche tradizioni legate al culto pagano della terra e, al tempo stesso, ‘novatore’.”

Pasquale Di Palmo, «Poesia», N. 199, novembre 2005

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