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… e così via…

La sacca ai piedi, in un buio androne,
suona il sassofono la notte intera,
mentre nel parco dorme l’ubriacone,
disteso sul giornale della sera.
E se non muoio, dico per davvero,
un musicante diverrò io pure,
con la camicia bianca e il fiocco nero
per strada suonerò le notti intere,
così che dorma, ebbro fino in fondo,
l’ubriacone e sorrida al firmamento:
dormi, senza curarti più del mondo,
e sia musica, musica soltanto.

Boris Ryžij 2018 (2023) 192 9791280446299 17 ,

L’autore

A cura di Laura Salmon
Testo russo a fronte
Seconda edizione

“Da un lato, le precoci e contraddittorie esperienze di Ryžij, unite a una particolare sensibilità artistica, avevano contribuito alla sua malinconica saggezza intrisa di raffinato umorismo e a quel forte suo carisma che conquistava o contrariava il prossimo; dall’altro, tuttavia, proprio l’intensità percettiva e affettiva aveva alimentato una pericolosa sovrapposizione di arte e vita, acuendo l’incapacità del poeta di accettare con rassegnazione l’insensatezza e banalità dell’esistenza, la responsabilità quotidiana e l’attesa impotente della morte.”

Dalla Postfazione di Laura Salmon

“In effetti questa è una poesia densa, specie da un punto di vista formale, e continuamente allusiva. Di fronte a un drammatico trapasso storico (la fine dell’Unione Sovietica), il poeta fa tesoro di impalcature e strutture tradizionali: strofe, versi canonici, rime, citazioni. Ma nel contempo le immerge in un altrove, un po’ delirante, un po’ visionario: quello di un presente che mescola alto e basso, speranza e desolazione. La maschera del teppista (si pensa a Esenin) risorge: non è una figurazione superficiale, una posa, ma il termometro di un travaglio profondo.”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della Sera», 16 dicembre 2018

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