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Eneide. Libro VI

But whatever disasters befall, do not flinch.
Go all the bolder to face them, follow your faith
to the limit.

 

 

Ma tu, qualunque sventura ti tocchi, non cedere.
Affrontala con più audacia, segui il tuo fato
fino in fondo.

Seamus Heaney, Virgilio 2018 120 9788889615812 8 ,
A cura di Marco Sonzogni
Traduzione di Leonardo Guzzo e Giovanna Iorio
Prefazione di Alessandro Fo
Postfazione di Teresa Travaglia
Testo inglese a fronte

“Forse il rapporto di Heaney con il libro sesto dell’Eneide finisce per divenire anche una poetica meditatio mortis, come in fondo era già avvenuto su un altro piano per Hermann Broch, quando, fin dalla detenzione nelle mani dei nazisti, aveva posto mano alla sua opera-mondo La morte di Virgilio. E se questa traduzione, affrontata infine dopo tanti avvicinamenti, si colloca fra le sue ultime cose, al sommo della sua avventura esistenziale, è anche forse perché con essa la poesia, umilmente – nel servizio prestato a un poeta a lungo amato –, e in maniera sommessa e discreta, torni a opporre allo sgomento e all’angoscia la forza del delicato fiore del bello.”

Dalla Prefazione di Alessandro Fo

“Quella del Libro VI dell’Eneide è probabilmente la migliore delle traduzioni di Seamus Heaney. Il viaggio di Enea negli Inferi è ricreato in una forma che rimane fedele al personale disegno poetico di Heaney, dal momento che Virgilio emerge come una delle più emblematiche ‘divinità del focolare’ di Heaney. La traduzione riesce a suonare allo stesso tempo virgiliana e heaneyana, e il viaggio nell’oltretomba è reso insieme maestoso e familiare, epico e intimamente lirico. Tradurre Virgilio sembra ricondurre Heaney a casa, alle sue radici poetiche, ma lo trasfigura anche in un’altra dimensione. La musica della sua Eneide inglese, nuova e classica insieme, suona tanto più misteriosa se si pensa che è stata eseguita per la prima volta postuma. È come se questa musica fosse risalita essa stessa dagli Inferi, fin nelle nostre braccia.”

Dalla Nota di Rachel Falconer

“Cosa significa questa proposta editoriale lo spiegano, ciascuno dal suo punto di vista, un po’ tutti gli invitati al banchetto [i curatori]. Cosa significa per noi lettori italiani questa ri-ri-traduzione di parte di un testo che conosciamo, fra altre, nella bella versione di Luca Canali (Mondadori, 1978) e in quella altrettanto bella, più recente e assai gratificante di Alessandro Fo (Einaudi, 2012)? Ebbene, significa molto, soprattutto per il frequentatore di poesia inglese e americana, perché essa obbliga (o addirittura sfida) a «dialogare» non con due soli poeti (Virgilio e Heaney) ma con la lingua di molti poeti, sedimentata nei precordi di Heaney: i suoi maestri, i suoi ‘compagni’ irlandesi e gli altri di cui si occupa così bene nelle sue prose critiche.”

Caterina Ricciardi, «Il Manifesto», 18 novembre 2018

“«Giorno e notte la porta del nero Plutone è aperta. / Ma ritornare indietro, risalire all’aria, / questo è il vero compito, la vera impresa», sancisce la Sibilla di Cuma a Enea, che le implora l’accesso al regno di Ade, per rivedere l’anima del padre. In questi versi tratti da Il ramo d’oro (in Veder cose), Heaney rivela lo scopo vero e profondo, finale, di ogni autentico viaggio, ogni autentica impresa: il ritorno. La poesia di Heaney è scavo sotto la superficie della terra, racconto di una ricerca che nel mondo fossile rivela la vita del passato, i legami tra i vivi e i morti, tra gli antenati e i presenti. La sua discesa agli inferi è, modernamente, discesa paleontologica all’origine della specie e della vita, ma anche, secondo un modulo antico, accesso alla forza radiante degli elementi, al loro nudo magnetismo, al lucore del fango, alla lucentezza della pietra, alla sofficità dell’argilla, allo splendore del buio. […] Decisiva la sua lettura dell’Eneide, il poema del ritorno, dell’esilio che fonda rinascita, del dialogo con le ombre dei padri e degli antenati. Heaney trova in Virgilio la necessità di mettere in comunicazione il sottosuolo (della memoria inconscia, degli antenati, della caverna, della voce), con il mondo in superficie: amore, guerra, storia, accadimenti. Scava con la vanga per cercare la linfa e il segreto dell’erba, scende agli inferi per trovare l’ombra degli umani. Heaney allora traduce il Libro Sesto del poema, quello del viaggio agli inferi di Enea, alla ricerca dell’ombra del padre, del segreto della rinascita, del Ramo d’Oro…”

Roberto Mussapi, «Avvenire», 3 gennaio 2019

“Trovata dalla figlia Katherine tra le carte del padre e pubblicata nel 2016, la versione inglese del VI libro è stata ora volta in italiano da Leonardo Guzzo e Giovanna Iorio, in un’elegante e maneggevole edizione curata dal poeta Marco Sonzogni, già traduttore di Heaney per il Meridiano Mondadori, e incorniciato da scritti di Teresa Travaglia, Rachel Falconer e Marco Fernandelli, ma soprattutto arricchita da una sensibile prefazione di Alessandro Fo, già traduttore del poema virgiliano, che parla, riguardo a questa di una «sobria, attenta, severa e innamorata traduzione inglese». Sono tante voci italiane riunite davanti al vivo focolare di questo sorprendente ultimo lavoro, in cui è interessante, ad esempio, cogliere i nomi propri latini, polisillabici, incastonati nell’inglese da accenti accatastati e battenti.”

Paolo Febbraro, «il Sole 24 Ore», 7 aprile 2019

“Heaney è un poeta che merita più d’altri di essere letto in originale (preferibilmente ad alta voce): ma quello che è perso, irrimediabilmente, del ritmo e suono del testo inglese, è qui compensato da una resa poetica di alta qualità, frutto di anni di mestiere (Giovanna Iorio in particolare è già autrice di ottime poesie e traduzioni). È un libretto prezioso, da leggere e rileggere. Un lavoro corale, testimonianza dell’intrinseca dimensione dialogica della (grande) poesia.”

Giuseppe Pezzini, «il Sole 24 Ore», 7 aprile 2019

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