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Favalando cul cucal Fileîpo. L’opera in versi

LA TUGNITA

 

Oûn o du ami

e doûto ’l santo giuòrno

su l’ur del sico,

a spatà ’un sulso

(pioûn da meî)

ca viègno a sucà

e puòi a inpicasse

par dame da veîvi.

 

Sagondo li uòche

a xi mèo vì ride,

magari tante,

par inturcià pioûn mar

e ca gnanche ’un pisso

a nu rièsto par samensa.

 

Alura, cheî ta par,

cun che’ i favalaremo

da ste albe quite,

de l’armuneîa loûstra del maistral

e dei tramonti da fogo?

 
 
LA PICCOLA LENZA

Uno o due ami e tutto il santo giorno sull’orlo di una secca ad attendere uno stolto (più di me) che venga ad abboccare e poi ad appendersi per darmi da vivere. 

Secondo le oche è meglio avere le reti, magari tante, per chiudere più mare affinché neanche un pesce rimanga per continuare la specie. 

Allora, cosa ti sembra?, con chi converseremo di queste albe quiete, dell’armonia lucente del maestrale e dei tramonti infuocati?

Ligio Zanini 2023 320 97912180446251 4 , ,

L’autore

A cura di Rodolfo Zucco
Prefazione di Egidio Ivetic

“Nell’oblio del suo stesso essere marittimo, Venezia non ricorda abbastanza il mondo che fu il Golfo di Venezia, dalle foci del Po a Promontore, per un millennio e più. Zanini resiste con i suoi versi anche contro questo oblio. E come Grado celebra Biagio Marin, Rovigno dovrebbe celebrare Ligio Zanini. Lo dovrebbe fare per sé stessa.”

Dalla Premessa di Egidio Ivetic

“Il suo posto nella storia letteraria è stato definito con acume critico, profondità psicologica ed empatia umana da Gino Belloni: «Zanini fu capace, incredibilmente capace, di concepire quel piccolo spazio marinareccio come il mondo. Uno spazio fatto di dettagli e particolari, dove il mare è conosciuto scoglio per scoglio, misurato nelle rotte, colle triangolazioni dei punti visivi d’orientamento, dove i venti sono conosciuti come fratelli in una consuetudine domestica. I venti, con le loro attitudini e i loro capricci, le coste nelle loro minime anse, le secche in balìa delle maree, le correnti superficiali e quelle del profondo, la varia e ricca fauna ittica nelle sue biologiche diversità e abitudini, le vie di Rovigno con i loro odori, le campane di Santa Eufemia: angolo di mondo visto come tassello di un quadro sociale di grande orizzonte, che sarebbe stato – è scritto in un inedito del 1992 – quello a venire dell’Europa delle Regioni. L’orizzonte di una possibile Europa, in lui ben articolato e pieno di complesse ragioni anche storiche, e cullato da una ideologia insieme utopica e preveggente, occupava la testa coi capelli al vento di un uomo, seduto sul trasto della barca a ginocchia aperte, sotto la sdrucita tela della sua battana, le braghe calcaree di salso al ginocchio sfilacciate, ed una camicia lisa, che sorseggiava la solita birra scaldata nell’acqua del fornelletto a gas, ragionando da solo o, come racconta senza mentire una raccolta di liriche, col suo gabbiano Filippo. Zanini, capace insieme, affratellato in questo all’amico Biagio Marin, di sollevare la condizione esistenziale della sofferenza vissuta giorno per giorno alla condizione di una umanità globale nei versi duri dialetto: se è lecito, cioè si parva licet, con mossa degna della grande tradizione narrativa occidentale europea e russa tra Otto e Novecento».”

Dall’Introduzione di Rodolfo Zucco

“Non sono molte le poesie (in dialetto o in lingua) che si possono avvicinare a questa di Ligio Zanini, in cui l’esperienza esistenziale, psicologica e morale di un uomo diventa, per pura virtù di canto, esperienza e vita (e patrimonio) di tutti.”

Dalla presentazione di Bruno Maier a Ligio Zanini, Favalando cul cucal Filéipo in stu canton da paradéisu. Conversando con il gabbiano Filippo in quest’angolo di paradiso, Università Popolare di Trieste – Unione degli italiani dell’Istria e di Fiume, Trieste, 1979

“Ero bambino ancora, quando mio padre, che aveva un trabaccolo, mi portò a Rovigno. Poi da Orsera, dove spesse volte sono ritornato sempre col trabaccolo di mio padre, per caricare vino, vedevo la tua Sant’Eufemia profilarsi sull’orizzonte di mezzodì. Negli ultimi anni sono stato a Rovigno penso due volte e l’ho trovata un regno degno dell’epopea omerica. È incredibile quanto di Grecia ci sia in quel tuo luogo natale. Io capisco molto bene coloro che non l’hanno potuta abbandonare e capisco che il vostro linguaggio nessun altro in Istria lo parli, perché si tratta veramente di un mondo a sé stante, isolato, lontano da tutti gli altri. E tu sei il cantore di questo mondo assorto in una lontananza che io penso nessuno possa superare.”

Dalla Lettera prefatoria di Biagio Marin a Cun la prua al vento. Poesie nel dialetto di Rovigno d’Istria, Libri Scheiwiller, Milano, 1993

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