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Finío de zogàr

Merli che ve sento

prima che fassa matina

parléme co la vostra

vóse prima, come fusse

la nòte de Nadal.

Conteme del mondo

(savè de la Elvira? de la so tuta

de cinilia?)

e de quelo che ne l’aria

e in mèzo ai rami

se tramanda.

 

Conteme: raccontatemi. Savè: sapete.

Esaurito

Andrea Longega 2012 88 9788889615386 25 ,

L’autore

Prefazione di Vivian Lamarque

“Mesi dopo, ‘dopo’, quando ancora non riuscivo a scriverne, ma sentivo il bisogno di leggerne, non può sapere Longega quanto mi abbiano medicato i suoi versi ospedalieri. Come se nella stilografica della sua anima il controspionaggio avesse nascosto una microcamera capace di riprendere non solo il suo Ospedale Civile di Venezia, ma anche il mio San Carlo, il mio Trivulzio di Milano, tutti gli ospedali civili o santi del pianeta. […]
La voce di questo poeta (che vorremmo meno lontano, meno isolano, meno isolato) è un miracolo che dura e ci tiene legati come zattere a una corda, la corda a tratti scompare, la zattera ondeggia, ma nei suoi versi si continua a nuotare, colmi di stupore, come in certi giorni insperati di fine settembre, consapevoli della grandezza del dono che il mare ci fa, dono non previsto come di luglio o d’agosto, dono extra, gratis, pura poesia.”

Dalla Prefazione di Vivian Lamarque

“La poesia di questo insegnante di liceo nato nel 1967 è rarefatta e segreta, quasi nascosta al mondo: racchiusa in un suono e in un ritmo dolcemente elusivi. Non strutture e impalcature, non semi narrativi, non architravi la sostengono, ma piuttosto dei punti di luce, dei frames.”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della Sera», 12 febbraio 2012

“Colpisce in questo libro l’uso di una lingua bassa e scarnificata fino all’osso […] Questa semplificazione è forse la maggior resa stilistica del libro in quanto permette lo svelamento, il dire senza la maschera, spesso asfissiante, della forma.”

Sebastiano Aglieco, blog «Compitu Re Vivi», 22 aprile 2012

Finío de zogàr è una raccolta intensa, di rara forza espressiva, che nasce, si direbbe, dal basso, dal tono sommesso che l’autore predilige e da uno sguardo ravvicinato su oggetti e uomini. ”

Giuseppe Grattacaso, blog «Giudizio Universale», 9 ottobre 2012

“«E la sera meter via / tuti i zoghi dentro la sésta / e de le volte sensa / che ‘l putèlo se inacorsa / de queli roti far na spòrta / da butar via». «La sésta» (la cesta) dei giochi dell’infanzia è ancora qui e Andrea Longega vi può ancora rovistare dentro, così nella poesia con la quale chiude a cerchio Finío de zogàr (Il Ponte del Sale), una raccolta di poesie scritte nel veneziano di Murano. E viene da chiedersi: ma la fine del gioco coincide con la fine della fanciullezza o con la fine della vita? Vita e morte sono legate da un gioco tremendo già nella poesia di apertura, dove il poeta ricorda di aver contemplato da bambino le lucertole che «scampava disperae» da gatti che «zogatolava a morte» con loro. Nel dialetto, nel verbo «scampava» fuga e salvezza si fondono in un dramma disperato che torna a compiersi sotto lo sguardo di un io fanciullo cresciuto alla scuola della vita.”

Franca Grisoni, «Psicogeriatria», N. 3, 2012

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