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Fuochi di bengala e altre poesie

Pioggia nel cuore della notte, un lampo
ha strappato la tenda del cielo, la pioggia
batte un ritmico staccato, una partitura terribile
che inizia con rabbia
e finisce singhiozzando.

Krzysztof Karasek 2011 116 9788889615188 7 ,

L’autore

Prefazione di Jarosław Mikołajewski
Traduzione dal polacco e cura di Leonardo Masi
“Krzysztof Karasek è a mio avviso il miglior poeta del movimento Nowa Fala, nato dall’esperienza del 1968. La sua poesia è matura, seria, intellettualmente accessibile e ha un’eccellente fattura letteraria. In gergo sportivo si direbbe che si è portato avanti di una lunghezza rispetto ai compagni della sua generazione.”

Zbigniew Herbert

“Il più fresco e il più giovane Vecchio, come lo chiamiamo a volte, che resta (evitiamo i superlativi assoluti, sempre inverosimili, superflui e adeguati a ben altre discipline di vita) fra i più toccanti, sorprendenti poeti polacchi del dopoguerra. E mentre lo sto sostenendo, lui continua a scrivere. Una volta, qualche anno fa, ha scritto quaranta poesie in un mese. Tutte stupende. Evviva Karasek. Hrabal della poesia polacca? Un ceco della poesia polacca? Detto bene, ma non abbastanza.”

Dalla Prefazione di Jarosław Mikołajewski

“Il poema, quando si raggiunge un magistrale controllo sulla forma come fa Karasek, diviene un campo d’azione privilegiato, quasi il campo di battaglia ideale per un poeta-Prometeo. Fuochi di Bengala ricorda un capolavoro incompiuto del Romanticismo polacco: il Król Duch di Juliusz Słowacki. Il poema di Karasek non è incompiuto, tuttavia ha un finale più sisifeo che prometeico: in esso, dopo un enorme sforzo per cercare di arrivare all’essenza delle cose, il poeta ci dice che la luce può arrivare solo con la morte. Il punto di arrivo diventa allora un nuovo punto di partenza: una intricata sequela di visioni e concetti, condotta con notevole virtuosismo linguistico-sensoriale per circa novecento versi trova infine sbocco nelle frasi e nelle immagini quasi minimaliste dell’epilogo. Non l’essere arrivati, ma l’aver viaggiato conta.”

Dalla Postfazione di Leonardo Masi

“I poemi di Karasek […] sono sinfonie in cui è rifuso l’esistente come materialità e problema. Questa poesia è infatti una specie di esercizio filosofico, che fa brillare illuminazioni, provoca allarmi, in cerca del segreto nascosto nelle cose, nei segni verbali (la lingua «esiste poiché noi cerchiamo il senso»), nella storia. Con un avvertimento, degno di san Paolo: «ma ciò che ci è dato sentire e vedere è ancora velato».”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della Sera», 4 dicembre 2011

“Il volume si compone di due parti che sono altrettanti atrii e ventricoli del cuore poetante di Karasek: una sezione di tre poemi (Elegia di Katyń, Fuochi di Bengala e Odi) e una consistente sezione di poesie di epoche diverse (Altre partiture). Se la prima sezione si caratterizza per un respiro lungo (ma non propriamente narrativo), la seconda si affida (prevalentemente) al colpo d’ali del momento, alla lirica d’occasione (in senso alto).”

Alessandro Niero, «Poesia», N. 274, settembre 2012

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