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Gran de roşari. Poesie polesane

LA MORTE DEL BOŞEGATO

 

I xe rivà
co la pełaùra so ’l cariołón,
le màneghe fate su,
le lésche şbassà so le récie,
le braghe de fustagno,
spunciazhà su i dhenòci,
inpirà in te i stivaj.

 

La bróa fumava drento el parołón
nero de całùdhene.

 

I xe ’ndà driti in te ’l so caşón
i ghe ga messo la mordécia in boca,
i lo ga tirà fòra de péşo.

 

I so zighi i ’ndava in zhièło.

 

I lo ga ramenà so l’ara
scortełà soto la goła
broà
rassà
tirà-su co le gùcie a i travi de la sedhónta
vèrto da sora a sóto
şlargà co i şbaci de legno
come on crocifisso poaréto.

 

De tuto el me boşegatèo
a gh’è restà
qôatro piłi bianchizhi
so le pière şlavazhà del séłeşe
e on grumo de sanguzho
şbecotà da le gaìne
ingrotoìe dal fredo.

 

 

LA MORTE DEL MAIALE

 

Eccoli arrivati / con il cassone sul carriolone / le maniche della camicia arrotolate fino al gomito / il basco abbassato sulle orecchie / i pantaloni di fustagno / rammendati malamente sulle ginocchia / infilati negli stivali. // L’acqua bollente fumava / dentro il pentolone nero di fuliggine. // Si sono diretti velocemente verso il porcile / gli hanno legato la bocca con la corda / l’hanno trascinato fuori vincendo tutta la sua resistenza. // La sua disperazione arrivava al cielo. // L’hanno rovesciato sull’aia / accoltellato sotto la gola / scottato con l’acqua bollente / ripulito con le raspe dalla setola / alzato con corde e pali fino alla trave del porticato / sventrato da sopra a sotto / tenuto aperto da paletti appuntiti / come un povero crocifisso. // Di tutto il mio maialino / rimanevano / le poche setole bianche / ammucchiate sui mattoni appena dilavati dell’aia / e un grumo di sangue rappreso / beccolato dalle galline / intirizzite dal freddo.

Gianni Sparapan 2021 172 9791280446084 56 , ,

L’autore

“M.M.: Il libro si chiude con un glossario, che è di per sé un monumento di sapienza linguistica e storica (tu oltre che storico sei anche un linguista). Ma solo quando la storia e la lingua si fondono danno poesia, o almeno la poesia, che, come la tua, aspira a farsi interprete e custode di un mondo forse già sparito.
G.S.: È il glossario essenziale, relativo ai termini desueti o inusuali che compaiono qua e là nelle mie composizioni. Le parole sono un monumento storico, a volte sono assoluti lirici, sempre intraducibili, ineffabili a chi non è stato nutrito nella nostra lingua nativa.”

Dall’intervista di Marco Munaro a Gianni Sparapan, «REM», N. 2, 21 giugno 2022

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