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Horse category

Non di ultima spiaggia si tratta,
ma di impronte di sabbia
portate dagli anni alla porta
di casa.
Arenile di attese,
di dita nelle tasche a martoriarsi
con le chiavi, continuamente
a un passo dall’entrata.
Ancora un po’ di tempo per sapere
i moti di risacca e di marea;
per metterci alle spalle, senza leggerne
il finale, la predella istoriata.

Sebastiano Gatto 2009 80 9788889615294 14

L’autore

con una nota di Andrea Grillo

“Mi chiedo: a quale umanità siamo restituiti da questi lampi di parole efficaci? Di quale storia ci parlano, queste poesie, e a quale destino alludono, questi commiati? Alcuni versi penultimi rievocano, con tocco delicato e partecipe, un Natale in casa Bonhoeffer, durante l’estrema prigionia di Dietrich: pochi versi, intrecciati tra padre, figlio, fidanzata e cognato: con grande intensità e ferma ispirazione, che cominciano con un sorprendente «Sei nell’insalata di aringhe». Ma vi è, accanto e oltre, il faticare delle salite in bicicletta e il vuoto di case senza più abitanti, la speranza di una nascita improbabile e la fatica di solitudini inquietanti.”

Dalla Nota di Andrea Grillo

“[…] è un libro che condensa in metafore sportive, ma con un linguaggio spesso religioso, il tema centrale della resistenza alla vita; il titolo, conscio travisamento dell’espressione francese horse categorie che indica le salite più ostiche per i ciclisti, è già un presagio del motivo ricorrente: lo sforzo muscolare del gregario, spinto al limite dell’umano e declinato in termini mistici. […] I segni opachi del quotidiano sono tracciati sopra le materie dei sogni («stentatamente serbare ogni mese / il lasco tra affitto e salario»); il dolore e l’abnegazione per vivere sono altrettanto inspiegabili ma hanno una luce nascosta, un’epica implicita che si rivela infine nelle intense liriche ispirate alle lettere dal carcere del teologo Dietrich Bonhoeffer, impiccato dai nazisti nel 1945.”

Matteo Giancotti, «Corriere del Veneto», 2009

“Da luoghi residuali dove ristagna qualcosa di stantio e di marcio, tra i fumi di Marghera e le nebbie dell’entroterra veneto, Sebastiano Gatto (Mestre, 1975) ha fatto propria una lingua scabra, livellata da un lavoro portato allo stremo della resistenza fisica, percorsa da un senso del dovere, da una colpa da scontare nei confronti di un padre lontano, respinto […].”

Franca Mancine, «Poesia», N. 242, ottobre 2009

“È un libro scritto in piena concentrazione e in totale stato di grazia.”

Stefano Raimondi, «Pulp», 2009

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