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Il canto d’api. Georgiche Libro IV

Da questi segni e guidati da questi esempi, taluni
hanno detto le api possiedono un elemento della divina mente
e respiro celeste: perché un dio trascorre per tutte
le terre e per quanto è il mare e il concavo cielo;
da lui animali armenti uomini, ogni specie di fiera
ogni essere, nascendo, prende il soffio della vita;
certo a lui ogni cosa si riconsegna e dissolta
ritorna; non c’è posto per la morte, e vola vitale
nell’ordine degli astri ed entra nel sublime del cielo.

Gianfranco Maretti Tregiardini, Marco Munaro, Virgilio 2012 118 9788889615461 6

L’autore

Traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini e Marco Munaro
Prefazione di Giorgio Bernardi Perini
Postfazione di Gianfranco Maretti Tregiardini e Marco Munaro
con due disegni di Vittorio Bustaffa
Testo latino a fronte

“La fedeltà a Virgilio, pur così strenuamente perseguita, si palesa benefico elemento di autodisciplina, non già di remora all’incoercibile vocazione poetica del traduttore. Il quale sa leggere il verso latino con acuta sensibilità linguistica e penetrante finezza esegetica, ciò che gli consente, nel confronto ravvicinato con il testo virgiliano, un proficuo corpo a corpo lessicale e stilistico: una sorta di lotta con l’angelo, intensa e aspra, talora lesiva, infine salvifica. […]
Rispetto ai primi tre libri il Canto d’api presenta tuttavia una sorprendente novità: per questo extremus labor dell’impresa georgica il poeta Maretti ha voluto associare a sé il poeta Munaro. […]
Maretti e Munaro, appartengono a quella terra segnata da Adige e Po che è una sorta di mesopotamia poetica (adotto qui, e adatto al nostro caso, una bella metafora di Giovanni Battista Pighi) idealmente governata dalla sovrana figura di un altro poeta-editore, il mai abbastanza rimpianto Bino Rebellato, maestro d’arte, di cultura e di vita anche per le nuove generazioni. Qualunque sia stata la forma concreta della collaborazione tra i due, non c’è dubbio che Marco abbia seguito e incoraggiato fin dall’origine l’ambiziosa avventura di Gianfranco con l’occhio sì dell’editore ma anzitutto con la convinta e appassionata adesione del confratello poeta o, vorrei dire, con la dedizione del correligionario. Così si spiega, certamente, la non comune cura tipografica che abbellisce l’opera oltre i canoni consueti.”

Dalla Prefazione di Giorgio Bernardi Perini

“Il virgiliano CANTO DELLA TERRA e delle sue perdute regioni non è che questo in fondo, custodire nella rugiada delle parole la voce della natura e l’opera dell’uomo – come ci tramanda Bino Rebellato, e come ha inteso fare, con umiltà, questa nostra traduzione a quattromani nel ripercorrere la tradizione letteraria italiana, mostrando c i ò  c h e  p o t e a  l a  l i n g u a  n o s t r a.”

Dalla Postfazione di Marco Munaro e Gianfranco Maretti Tregiardini

“Un viaggio verso Virgilio e il quarto e ultimo canto delle Georgiche, quello dedicato, appunto, alle api ma anche a Orfeo che si addentra nel regno delle ombre per ritrovare e perdere ancora una volta Euridice. Ecco allora che il viaggio via acqua si inoltra nell’Averno e solo allora si potrà cogliere il presagio dell’Eneide ormai prossima. Due i poeti che, a bordo del battello diretto verso le propaggini del Delta del Po, si sono alternati nella lettura dei versi virgiliani, sospesi tra il latino originario (e che miracolo la metrica virgiliana!) e la ritrosa traduzione italiana. Due le voci che erano anche la rivelazione di una lunga amicizia, rinsaldata nella nuova e pregevole versione dei quattro libri delle Georgiche. Un libro ogni due anni, che Gianfranco Maretti Tregiardini ha ritradotto, nel suo felice eremo di Felonica, lusingando l’originale latino con un linguaggio che privilegia la spontaneità e l’immediatezza di una umanità semplice e stupefatta davanti al miracolo della natura, ma anche in presenza del mito e del mistero. Uno sguardo all’indietro che si porta dietro la consapevolezza della nostra contemporaneità così come il rimpianto per quel mondo illuminato dal sorriso degli dei, di cui il sommo Hӧlderlin aveva cantato con accenti accorati la perdita irrimediabile. La traduzione del quarto libro porta, però, anche un’altra firma, quella di Marco Munaro, singolare figura di poeta ed editore (davvero sorprendenti in Polesine, per cura e intelligenza, i raffinatissimi volumi del «Ponte del Sale») […]”

Sergio Garbato ,«il Resto del Carlino», 25 giugno 2013

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