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Il canto degli alberi. Georgiche Libro II

E lei sola abbracciò sette colli con le mura.
Prima del dominio del Re dittèo e prima
che un’empia discendenza banchettasse con giovenchi uccisi,
così l’aureo Saturno conduceva la vita sulla terra;
e non ancora s’era sentito dar fiato a trombe di guerra, non ancora
stridere spade forgiate su incudini dure.
Ma abbiamo compiuto percorsi di sterminata distesa,
è l’ora di liberare ai cavalli il collo schiumante.

Gianfranco Maretti Tregiardini, Virgilio 2008 108 9788889615331 2

L’autore

Traduzione e postfazione di Gianfranco Maretti Tregiardini
con due disegni di Vittorio Bustaffa
Testo latino a fronte

“Se la parola detta è semplicemente parola, mentre quand’essa è felice esce cantata, Vergilio ha tentato una delle più alte illusioni per sé stesso e l’umanità?”

Dalla Postfazione di Gianfranco Maretti Tregiardini

“Si sa, tradurre per Maretti Tregiardini è atto di antica pazienza cui va unito il nuovo dell’entusiasmo e dell’emozione. Il processo d’avvicinamento e di resa del testo originario, illustrato da Vittorio Bustaffa, ha un che di alchemico e insieme sapienziale. Si coltiva lungamente l’ascolto dei suoni, si attende il sopraggiungere dell’onda melica, si tesse il mormorio della voce in lingua altra e si accende, nel caso, l’amore della terra, della sapienza, dell’arte. Proprio per tanto, in seguito, la lettura sarà avvolta dalla musica che nasce dal lontano profondo silenzio e ci farà entrare nei segreti del bosco verbale. Se per La fabbrica della fantasia l’orchestrazione era del magico, qui è davvero del sacro: «Così primavera al fogliare dei boschi, così primavera benevola alle piante; / a primavera sono in fermento le terre e chiamano i seni a generare».”

Alberto Cappi, «la Gazzetta di Mantova», 17 ottobre 2008

“Ero tentato di attendere gli esiti del terzo e del quarto libro per parlare di queste Georgiche davvero felici; ma il lavoro indugiante e pazientissimo del curatore, teso non ad aggredire il testo, ma a misurarne i silenzi e gli spazi segreti, i tratti più meditativi, le ‘percezioni sensorie’ spesso legate alle più intime giunture sintattiche […] che dettano il passo e la lettura del libro forse più appartato e glorioso dell’intera storia poetica, mi ha spinto a rompere gli indugi: quanti anni ancora mancheranno, d’altronde (ed è un segno di merito), prima di giungere al conclusivo, aureo libro delle api? Da apprezzare, nell’impianto complessivo del lavoro, non sarà soltanto il movimento, lento e sinuoso, della sintassi virgiliana, resa con precisione di dettagli e con i suoi necessari parallelismi di costruzione, ma anche la meditata restituzione delle poeticissime parole virgiliane, frutto di un giusto equilibrio tra fedeltà e invenzione. […] Strenua fedeltà all’originale e flusso incantatorio, quasi onirico, delle sequenze […].”

Giancarlo Pontiggia, «Poesia», N. 241, settembre 2009

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