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Il canto dei campi. Georgiche Libro I

Come floridi rendere i seminati, sotto quale giro di stelle,
o Mecenate, sia bene rivoltare il terreno e le viti agli olmi
accompagnare; per i bovini quali sollecitudini, quale dedizione
al gregge da allevare, quanta perizia per le parsimoniose api
sia materia ora del mio poetare. Voi, splendori di luci sul mondo,
che lo scorrere dell’anno guidate nello spazio;
voi Libero e Cerere madre, se in grazia vostra, la terra
ebbe a tramutare la ghianda, la ghianda di Caonia in spiga piena
e al bere acqua d’Acheloo, succo aggiunse dell’uva che scopriste voi;
e voi, stabiliti tra gli abitatori dei campi, Fauni di vini a protezione,
avanzatevi; Fauni insieme, e Driadi ténere insieme:
i vostri doni io celebro con la poesia.

Gianfranco Maretti Tregiardini, Virgilio 2006 108 9788889615072 1

L’autore

Traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini
Prefazione di Walter Loddi
Postfazione di Gianfranco Maretti Tregiardini
con due disegni di Vittorio Bustaffa
Testo latino a fronte

“Fui preso d’amore, molti anni fa, venendo a conoscere l’arte compositiva dell’invito alle divinità nel primo libro (5-42), invito modulato con indugi e trapassi tonali e ritorni che lo propongono, in successione, solenne, festoso, solenne, malinconico, ieratico, stordente: l’io poetante si frange in un numero sempre più alto di chiamanti. Iniziai l’ingresso nella scrittura georgica, come traduttore segreto: il testo e io, soli, nella solitudine agreste d’un luogo chiamato Tregiardini.”

Dalla Postfazione di Gianfranco Maretti Tregiardini

“Maretti è una creatura musicale e sente il mondo innanzitutto come musica. Egli quindi traduce musicalmente ogni particella verbale del testo latino, la sua struttura sintattica, la ricchezza lessicale, i valori timbrici e ritmici dell’originale, che ha interiorizzato per lunga amorosa frequentazione, fino all’improvvisa metamorfosi del testo latino in altro testo, che ne diventa naturalmente (non importa quanta fatica sia costato) l’esatto corrispettivo simmetrico. Identico, altro. Capovolto. Maretti traduce danzando con la mente e col corpo, invitando il lettore ad abbandonarsi alla bellezza o ad esultare di gioia. Maretti traduce musicalmente perfino i silenzi del testo latino, cioè la musica segreta di Virgilio, quella più difficile, che si svolge in spirali di vortici concentrici e che Gianfranco trasforma in lunghe onde (di sabbia) che possono ricordare anche il crepitare del fuoco. Egli ha saputo restituire ad ogni fibra testuale l’aura dell’originaria forza mitica. Virgilio fissa lo sguardo sulla tragica condizione dell’uomo, ma trema di fronte alla forza tenera della vita che germina e rende così nobile e giovane il suo canto.
Leggendo le Georgiche si capisce perché Dante chiami Virgilio maestro; Maretti salva proprio questa non eludibile dimensione della poesia, il suo essere dialogo ininterrotto tra un maestro e un allievo, dialogo immanente a ogni atto, a ogni processo del pensiero umano. In Virgilio c’è sempre una continuità precipite tra conoscenza (e orrore) del mondo e responsabilità etica, e tale continuità è data dalla virtù magistrale della lingua. Attraverso e al di là del valore didascalico della sua opera, Virgilio mostra l’essenza della poesia e come solo la poesia possa trattenere e liberare le numerose contrastanti forze della realtà, “spiegarle” attraverso quanto succede dentro le parole che immergerci tutti nel suo “fiume guaritore”.
Anche Maretti, diventato il luogo immaginario dove da tanti anni vive – da lui chiamato Tregiardini – è un filologo, fedele all’etimo e alla sua forza oracolare, mentre versa nelle parole l’immisurabile.”

Marco Munaro, «la Voce di Rovigo», 3 aprile 2007

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