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Il cimitero dei lumi

Chiedo: in quale terra disgraziata
e in quale suolo di urla e in quale stagione assassinata
del mio corpo potrò poggiare i miei piedi?
Nella gola di quale riflesso vocale devo andare,
in quale casa ambulante della morte?
Da dove devo entrare?
Attraverso la nebbia?
Passando dal sangue?
Imbrattandomi di fango?
Da dove?
Sulla soglia di quale deserto in lutto,
in quale aria soffocata,
in quale cimitero delle stelle,
davanti a quale valle di grida devo fermarmi?
ditemi: come devo procedere?
Sempre diritto?
Come una ferita superficiale?
Verso il basso, attraverso la distruzione?
Verso l’alto, devo andare da Dio?
Dove devo andare?
Vado verso l’illusione dell’Occidente?
O verso la nebbia rossastra dell’Oriente?

Sherko Bekas 2023 96 9791280446237 23

L’autore

Traduzione dal curdo di Jamal Zandi
Prefazione di Antonella Anedda

“«Sulle spalle della storia carico la mia geografia»: è racchiuso forse in questo verso il senso del romanzo in versi del poeta curdo Sherko Bekas, così come il motivo più profondo della mia volontà di tradurlo. Il cimitero dei lumi, pubblicato nel 2004, racconta un genocidio, le cui vittime sono state i contadini che vivevano sulle montagne e nelle pianure del Kurdistan meridionale, deportati e sterminati per aver riposto fiducia nella montagna anziché in uno Stato totalitario che tentava di renderli schiavi. Dall’esilio in terra svedese, Bekas dà voce alla drammatica storia di un popolo che non ha accettato di venire a patti con uno dei peggiori tiranni del ventesimo secolo: Saddam Hussein.”

Da una Nota di Jamal Zandi

“Quando ho letto la prima volta Il cimitero dei lumi sono rimasta folgorata dal suo intreccio di abisso, semplicità, tenuta: il suo ritmo, il suo lessico mantenevano questa sorpresa per tutto il tempo e lo spazio del poema. Quello che avevo sotto gli occhi e che poi avrei avuto la fortuna di ascoltare in curdo, la sua lingua originale, era uno straordinario esempio di come sia possibile una poesia epica moderna, di come sia possibile attraversare la politica fino a spolparla e risputarla in forma di poesia. Sherko Bekas, giornalista, poeta, corrispondente dalle montagne, schierato in difesa del suo popolo, disilluso e disgustato dalla diversa povertà in URSS e USA, costretto all’esilio in Svezia, lo aveva pubblicato nel 2004 ma quello che diceva e come lo diceva non avevano perso un briciolo di forza: parlavano allora e parlano ora che scrivo mentre le ragazze in Iran combattono e muoiono.
Tradotto in molte lingue, Il cimitero dei lumi arriva ora per la prima volta in Italia grazie alla sensibilità di Jamal Zandi, che ne aveva fatto la sua tesi di Master, alla sensibilità degli editori, all’interessamento di un’amica poeta Anna Maria Farabbi e al lavoro di un’altra poeta Sara Sermini, con cui ho condiviso l’ostinazione a non lasciare spegnere questo libro, non smettendo di riproporlo e di leggerlo a voce alta […].”

Dalla Prefazione di Antonella Anedda

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