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In nessun posto e da per tutto. Poesie 1929-2004

Non ho mai scritto il verso
che per tutta la vita
ho sognato di scrivere.

 

E non ho mai saputo
il vero puro timbro
della mia voce.

 

Di sorprenderla
ogni giorno m’illudo
in attimi di grazia
immacolata come l’alba
prima del mondo.

 

Dalla mia lingua muta
parla una voce
che non conosco.

Bino Rebellato 2016 344 9788889615805 7 ,

L’autore

A cura di Marco Munaro

“Nell’attesa che prima o poi veda la luce il volume di tutto Rebellato poeta, la presente edizione mette a disposizione di tutti il testo delle Poesie 1929-2004, secondo le ultime volontà dell’autore, corregge sviste ed errori, pubblica un’antologia della critica, aggiorna la bibliografia. Alle poesie, interrogate ad una ad una con gli strumenti della filologia e della critica, si intreccia il commento che è come un lungo intimo raccontare tra le carte della tormentata officina di Bino. Il grande amico, il maestro d’arte e di vita, entra cosí nella collana degli ‘Alberi capovolti’, con la naturale semplicità di un classico.”

Dall’Avvertenza dell’editore di Marco Munaro

“L’interesse principale dell’autore, tuttavia, che si esprime nelle forme di uno stupore senza fine e sempre nuovo traducendosi spesso in inno e in preghiera di lode, è piuttosto la natura, rispetto alla quale l’approccio di Rebellato è sempre religioso, sacrale, spesso con punte di misticismo o tracce di culti precristiani profondamente radicati nel contado, si tratti dell’incanto per un fiore, un albero o per le sue possenti Dolomiti. Rispetto a tali vertici assoluti di purezza e perfezione, infatti, l’umano non può manifestarsi che per antitesi e negazione, nelle forme cioè dell’incompiutezza, della mancanza, dell’assenza, del limite o della condanna al livello più sordido dell’esistenza […].” 

Maurizio Casagrande, «La battana», N. 200, aprile-giugno 2016

“Ecco allora singole poesie dense come lampi, compiute come poemi”.

Alessandra Pacelli, «Il Mattino di Napoli», 26 settembre 2016

“Nella poesia di Bino Rebellato si entra in punta di piedi. È un pianissimo, a cui contribuiscono il non detto, lo spazio bianco, la sottrazione. Non per nulla il poeta di Cittadella (Padova, 1914-2004) ha continuato a riscrivere le sue liriche come un palinsesto, non solo cercando una maggiore purezza e castità attraverso lo sfrondare ma facendo evolvere il senso segreto dei testi. […] Per la ricerca così esigente, assoluta di Rebellato si potrebbero evocare i nomi di Ungaretti, Betocchi, Penna. Ma la sua voce ha ragioni proprie, profonde. La prima è quella di portare in luce «l’altro / in noi», tentando una liberazione del senso nascosto dell’essere.
La poesia è per Rebellato l’arte della trasparenza, letteralmente del far trasparire: «Dalla mia lingua muta / parla una voce / che non conosco», si dice in Non ho mai scritto il verso. Le presenze nude e povere di Rebellato (a volte intrecciate al dialetto) sono barlumi di un mondo che nasce. Per questo egli «riduce al minimo lo spettro della lingua» (Munaro), fino a una parola che è insieme sua e non sua: spogliata dell’«io», eppure accesa della sua tenerezza creaturale.”

Daniele Piccini, «La Lettura-Corriere della sera», 8 gennaio 2017

“Della varietà e della ricchezza della poesia veneta del Novecento è singolare ed eccentrico testimone Bino Rebellato, del quale, a cura di Marco Munaro, viene ora riproposta, «riveduta, corretta e commentata» la raccolta di tutte le poesie approvate dall’autore […], per misurare, rileggendo, la resistenza di un discorso per un verso di immediata trasparenza, ma per l’altro di sorprendente e profonda intensità, che esige puntuale attenzione”.

Cesare De Michelis, «Corriere della Sera del Veneto», 19 febbraio 2017

“È un’opera importante quella che Marco Munaro propone, non solo nella sua documentazione esemplare sulla figura poetica di Bino Rebellato poeta, senz’altro finora la migliore che uno studioso e lettore possa trovare, ma perché pone la coniugazione sanguigna tra la creatività del proprio verso poetico e l’altrettanta creatività nell’attività editoriale impegnata sulla poesia degli altri. […] Dentro l’avorio della carta, fluisce un sentimento di stima teso e limpido, commosso e partecipe, proprio di chi ha messo nella sua costellazione di maestri quel nome, quell’opera di poeta editore, per quella colta interezza, umile e rigorosa, delicata e autorevole. Al punto tale, da mostrare in più occasioni, per riconoscenza, oltre che per fede nella sua qualità, il significato della sua arte totale. Ho già scritto […] dell’opera di Bino Rebellato, della sua grazia inquieta che tesse le vibrazioni della luce lagunare tra i vapori perlacei dell’acqua. Anche del suo filo di voce quasi sussurrato con  garbo nobile. Della sua costanza nella parola, canto modulato ai limiti del non verbale.
Questo grazie accorato di Munaro è un inno di riconoscenza e un’indicazione a praticare spogliati la poesia, in tutte le sue espressioni. Un monito per sé e per tutti, che condivido. Illustrazioni sui suoi autografi completano l’opera.”

Anna Maria Farabbi, blog «Cartesensibili», 28 aprile 2017

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