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Ionio e altri mari

Un meltemi buono ti accarezza la faccia,
seduto tu sulla vera di un pozzo
che offre al pellegrino acqua
e quintessenza della luce
e polvere d’oro della roccia (sale e sabbia);
in questo anello di ocra verde e blu
da questa brocca che trabocca
su questo boomerang di alghe spuma e ombra
scagliato laggiù…
e se ti volti, le aste le arelle
nei quaderni
tremano, ti riconoscono.

Marco Munaro 2003 96 9788890131592 2

“Il cammino dello scrittore avviene tra prosa e poesia e in entrambi i generi l’andatura è delicata, l’incedere elegante. Tra scene appena suggerite, attraverso ricordi fondanti, il testo si spalanca ad accogliere esperienze e lontananze, ricamate da piccoli miti e teneri giochi. Tutto avviene lungo la dorsale di un viaggio che tocca isole e mari. Lì lo sguardo incontra la natura nell’immemoriale suo destino e il verso si illumina e scopre l’anima della voce.”

Alberto Cappi, «la Voce di Mantova», 16 ottobre 2003

“Il fatto è che, a parlare del poeta polesano, i riferimenti si fanno fitti e pregnanti. Ed è come se la vicenda artistica di Munaro corresse parallela all’esplorazione e alla lenta e personalissima appropriazione di un giacimento aurifero di poesia, che dai greci antichi arriva ai nostri giorni. Nell’accostamento e nel riferimento a chi ha scritto prima di lui, Munaro cammina in punta di piedi, maneggiando accortamente colori e suoni, con rispetto e determinazione, ma anche con un filo allegro di ironia che rende legittima una musicalità che finisce per ritrovare il movimento della vita e i contorni degli oggetti, o meglio quelle ‘cose che sono impastate di parole’. […] Ed è come se, sulla pagina, assistessimo al nascere della poesia, mentre le occasioni narrative lasciano il posto alle immagini.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 21 novembre 2003, poi in «Atelier», N. 69, marzo 2013

“Si tratta quasi di micro-appunti, di infinitesimali tasselli votivi volti a raffigurare un disegno musivo di particolare suggestione e interesse. Sono presenti d’altro canto commistioni tra lingua parlata e reminiscenze letterarie che spaziano dalla lezione dell’amatissimo homme aux semelles de vente a quella “musurata” di Ponge, dal Dante che si insinua nelle pieghe di una prosa dedicata agli affreschi di una chiesa di Vary agli inventari apocalittici magrelliani. Sembra che la sua stessa prosa si muova sul discrimine che separa un canto di derivazione iperletteraria da un andamento più piano e riflessivo, che tende ad evidenziare invece la rappresentazione di un microcosmo quotidiano, talvolta familiare, da cui quell’intonazione, che non disdegna incursioni nella sfera dell’atonalità, viene spesso generata. […]
Un esempio potrebbe essere quello della poesia dedicata al padre, con quella chiusa folgorante che sembra richiamare un verso di Cummings: in “era tua / la spina dorsale con cui / suonavo il flauto ieri” non risuona forse il verso “in the beauty is the dilemma of flutes” reso da Mary de Rachewiltz in “nella tua bellezza oscillano flauti”? […]”

Pasquale Di Palmo, «Associazione per la poesia Il Ponte del Sale. Bollettino», 2003-2004, poi in «Atelier», N. 69, marzo 2013

“Regioni, campi, chiese, un golfo, una stazione ed ancora, stanze, valli, un piazza medievale, sono spazi che crescono, si agitano secondo un moto indipendente dall’intervento dell’uomo, a sua volta compreso in un canovaccio che tutto riunisce. Il filosofo francese Guilleaume affermava ne La formation des habitudes del 1947 in tema di relazioni tra conoscenza e uomo, che “lo studioso si pone problemi per avere il piacere di cercare e trovare soluzioni”. Invertendo l’ordine dei termini mutuati e liberamente interpretati, vorrei affermare che il poeta di Ionio e altri mari cerca e trova nuove prospettive per il piacere di porsi elemento tra gli elementi, in adesione ad un progetto di umiltà. Se cercassi infine di paragonare a qualcosa questi scritti che ripercorrono dieci anni di attività di Munaro, andrei con la mente al cippo miliare posto ai bordi dell’asfalto sfrangiato di una strada: solido e levigato, dove al posto delle indicazioni chilometriche, si sostituiscono iscrizioni da leggere, versi, testimonianza di un passaggio e nello stesso tempo altrettante domande.”

Domenico Settevendemmie, «clanDestino», N. 4, 2004

“Ogni vero poeta compie la sua strada di parole partendo approssimativamente da un punto, da una sostanza bruta; nell’attrito col mondo, con la propria biografia, è costretto a percorrere chilometri o millimetri. Dopo il mare, il viaggio, i luoghi piccoli e indifesi della propria origine, bisogna approssimarsi a un altro luogo che li contenga tutti. Munaro approda a un portico, un luogo protettivo che prepara l’entrata in una casa e accoglie, con lo sguardo, tutta la visione delle cose. Rimbaud si fa selvaggio, totalmente altro, s’innesta nel viaggio come una curva o una concavità dello stesso cammino. Sceglie di stare nello sguardo spalancato, per sempre. Munaro sosta in una pausa della vita, e da quel punto può cogliere la mobilità del mondo.”

Sebastiano Aglieco, «Hebenon», A. X, terza serie N. 4, 2005

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