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La Bella Scola. I primi sette canti dell’Inferno letto dai poeti

A questo Dante non servirebbero dei lettori, quanto, piuttosto, un uditorio.

GIANFRANCO MARETTI

 

L’Inferno, ovverosia la traslazione di Dante che viene posto da sé solo al centro della sua stessa anima e dell’intero universo, è I’uomo e il canto dell’uomo che per arrivare a Dio suona il liuto mirabile e inconfondibile del peccato.

ALDA MERINI

 

Tornare indietro, riattraversare la riva luminosa del Passo di Pontecchio sul Canale (Collettore Padano) per tornare a Conegliano era per me laseparazione, il ritorno nel mondo dei morti, nella riva atra.

LUCIANO CANIATO

 

Anche la civiltà della conversazione è un «lembo» che isola il canto dalle urla, la vertigine, l’orrore dei canti precedenti e di quelli futuri.

ANTONELLA ANEDDA

 

Se potessi scegliere un titolo – per me i titoli sono sempre occhiello significativo, non un isolotto staccato dalla terraferma del testo, ma annunciazione e quando dico annunciazIone comprendo tutti i riferimenti – potrebbe essere: Musica del V canto: partitura per sordomuti.

ANNA MARIA FARABBI

 

La descrizione si avvale di attributi in posizione oggettiva, di un ritmo a scansione opaca, di parole piane in sequenza monotona. Così anche quella del mostruoso custode del luogo, Cerbero, «vermo» di nome e di fatto, umanizzato quanto basta (bocche, facce, barba, mani) a incrociare per assurdo contrasto un’umanità imbestiata e come regredita dalla creazione al fango.

LUIGI BRESSAN

 

Linguaggio bestiale e babelico si accostano qui in una stessa dimensione di soglia della lingua, che esprime in sé anche una condanna e una colpa.

GIAN MARIO VILLALTA

2003 112 9788890131523 1
A cura di Marco Munaro
Illustrato dagli allievi del Liceo Artistico “C. Roccati” di Rovigo
In collaborazione con Il teatro del Lemming
Testi
Gianfranco Maretti Tregiardini, Alda Merini, Luciano Caniato, Antonella Anedda, Anna Maria Farabbi, Luigi Bressan, Gian Mario Villalta

“Leggere Dante è, prima di tutto, una sconvolgente esperienza emotiva ed estetica e poi un’inesauribile avventura della mente. E chi meglio dei poeti che ancora scrivono nella lingua di Dante, può restituirci la selva di passioni e di invenzioni formali dalla quale nasce la poesia? Nessuno. Perché, commentando Dante, ogni poeta ci rivela la sua concezione della poesia e, suo malgrado, se stesso come in una luce creante e iniziale.”

Dalla Premessa di Marco Munaro 

“E quando il pubblico, strano ed eterogeneo, se ne va alla spicciolata, le ombre nel chiostro [dell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine, dopo la lettura del IV Canto dell’Inferno da parte di Antonella Anedda] si sono infittite e le parole risuonano più lente nel silenzio, mentre cerchiamo di capire se è Dante che sollecita i poeti a trovare espressioni ed immagini che traducono i movimenti del cuore oppure il contrario o, ancora, tutte e due le cose insieme.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 7 aprile 2002

“Un panorama critico, in complesso, vivace e variegato nell’iridiscenza delle voci, questo de La Bella Scola, e la cui prevalente agilità appare tutt’altro che fautrice di epidermicità o alleata a disinvoltura impressionistica, nutrita com’è di sapiente approfondita cultura storica, letteraria e dantesca in particolare. Tale, dunque, da suscitare ammirazione anche in chi, come me, è avvezzo ad una lettura a 360°– oltre che verbum de verbo –, come un conflato di più istanze: assiduamente comprensiva, cioè, delle ragioni estetiche e dei valori formali, ma attentamente memore dei documenti della scuola storica e come tale corriva ad affrontare le cruces filologiche ed esegetiche, così come a recepire proposte ulteriori.” 

Franco Trifuoggi, «L’impegno», N. 2, maggio/giugno 2003

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