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La Bella Scola. L’Inferno letto dai poeti: canti VIII-XVII

Fuori dalla Commedia e dentro la Tragedia Dante è di sotto, forse ha vent’anni, forse è in un lago di sangue. O forse di anni ne ha sessanta e paga in un carcere per cose lontane. E ha odiato, molto, e forse odia ancora. Non sappiamo. La sua ira era anche desiderio di pace. Principio necessario per la pace dei nervi, del corpo. Il suo odio era profondo ma chi non ha conosciuto la profondità dell’odio non può conoscere niente dell’amore.

GIANNI PRIANO

 

Non preoccupatevi di capire tutto: imparate ad amare anche il non capire, nella poesia. Lasciate che queste parole risuonino dentro di voi, che facciano la loro strada dentro di voi e vi curino. Perché la poesia ci cura, guarisce le nostre ferite e ci educa.

MARIANGELA GUALTIERI

 

Dante non era un parolaio, Dante era un uomo, con tutti i problemi che hanno gli uomini. Aveva una visione, ma non era una visione staccata dai suoi comportamenti, c’era unità nella sua vita, tra la sua anima e la sua carne, e questa forte unità di un uomo nuovo Dante la propone anche a ciascuno di noi.

FERRUCCIO BRUGNARO

 

Quand’ero poco più che adolescente andavo con gli amici a giocare nei campi più insalubri e rognosi di Marghera. Non so se esista ancora quello della SAVA, sorta di rettangolo polveroso senza la carità di un filo d’erba…

PASQUALE DI PALMO

 

È in questa particolare geologia dell’anima che si formano i territori al limite del conoscibile e del rappresentabile, là dove il singolo scompare per lasciare il campo a correnti e colori che trasportano i volti, i gesti, le urla degli uomini vinti e di coloro, viceversa, che hanno sfidato il divino per riportare sulla terra un’utopia, un sogno.

MARCO MOLINARI

 

Dietro di loro ci sono un’infinità di cagne che li inseguono. Nere, bramose, velocissime come veltri a cui è stata appena tolta la catena. La scena, tutta l’inquadratura della selva, si fa nera della loro presenza. La selva che s’annera è un’immagine formidabile, di una figuratività indelebile. Sembrano non cani, ma un inondazione improvvisa che sommerge tutto.

CLAUDIO DAMIANI

 

[…] le bestemmie (lo si sa bene) variano di portata come quelle dei semafori napoletani: c’è il ‘rosso’ buono (quello dei friulani ad esempio, o dei fiorentini) che, nella sua reiterata frequenza, rassomiglia di molto a una preghiera, quasi a uno stimolo per aiutarti in qualche modo ad affrontare il mondo cane; quello meno buono pronunciato ogni tanto, pallido il volto, nei momenti di rabbia; e il ‘rosso’ pessimo tutto interiore, quello che non dà rimorsi e ťaccompagna fino alla morte.

AMEDEO GIACOMINI

 

Brunetto è un omosessuale organico. È il maestro omosessuale che non riesce a trattenersi dall’ accarezzare ‘paternamente’ ogni volta che può i propri allievi (lo fa ancora, anche con Dante, in questa occasione).

FRANCO BUFFONI

 

E un grande momento per la Commedia di Dante. Basta aprirla. E uno ritrova i motivi del cammino umano e la realtà dell’Italia.

GIANNI D’ELIA

 

La radice della malvagità umana stava per Dante primariamente nell’avidità, un’inclinazione perversa ma in qualche misura congenita agli uomini, sempre impauriti dall’incertezza del futuro, rispetto al quale il denaro rappresenta I’unica difesa tangibile.

EDOARDO ZUCCATO

2004 144 9788890131585 2
A cura di Marco Munaro
Illustrato dagli allievi del Liceo Artistico “C. Roccati” di Rovigo
e dell’Istituto d’Arte “A. Corradini” di Este
In collaborazione con Il teatro del Lemming
Testi

Gianni Priano, Mariangela Gualtieri, Ferruccio Brugnaro, Pasquale Di Palmo, Marco Molinari, Claudio Damiani, Amedeo Giacomini, Franco Buffoni, Gianni D’Elia, Edoardo Zuccato

La Bella scola è un tentativo di integrazione fra le arti e di condivisione di un’inedita esperienza didattica, nella quale entrano in dialogo con la poesia e il commento critico il teatro, la musica e l’arte figurativa. Il Teatro del Lemming ha realizzato una serie di studi che hanno costituito un primo avvicinamento ad uno spettacolo in formazione che prevede la messa in scena dell’intera cantica dantesca. Il teatro, nel suo proprio linguaggio, reinventa la poesia dantesca e quella dei poeti contemporanei con innesti che suscitano meraviglia per una loro incredibile naturalezza.”

Dalla Premessa di Marco Munaro

“Talvolta, come è capitato l’altro giorno, Dante diventa autobiografia del profondo, specchio dell’interiorità, percorso per tornare all’infanzia, o meglio a quello che dell’infanzia è rimasto. Forse per questo, appena entrati in quella sala che viene detta Spazio Lemming, ci siamo trovati immersi nel buio pesto, con la luce di fuori ancora negl’occhi, incespicando e sbattendo contro ombre corpose, seguiti da sguardi misteriosi e impercettibili. La luce era solamente al centro e per arrivarci bisognava superare una barriera di studenti in piedi e seduti, stretti insieme come una sorta di muraglia, senza «angeli redentori» che ne schiudessero la porta con la «verghetta». Meglio girare intorno e scivolare in una sorta di corridoio tra il muro e i corpi. Ecco, infine, lo spazio aperto e nero, appena rischiarato: il luogo della poesia. Poesia che era una luce ambrata, una voce dolce quasi al limite del sussurro, una donna quasi accoccolata [è la poetessa-attrice Mariangela Gualtieri], i capelli lunghi e sciolti sulle spalle, il volto ridisegnato dalle ombre e le mani in movimento per spiegare meglio e accompagnare. […] GIi studenti che si assiepavano dappertutto. A questo punto, potevano finalmente tirare il fiato, mentre Luca Paccagnella con il suo violoncello «ripuliva nella musica l’aria dalle parole», per lasciare libero spazio alla poesia di Dante. E ancora una breve e intensa, performance del Lemming, che si chiudeva sui bellissimi versi della stessa Mariangela Gualtieri: «Le parole non bastano mai! / Per favore, qualcosa che non si consumi! / Spazio al non detto! / … salvare tutti i misteri».”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 11 marzo 2003

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