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La Bella Scola. L’Inferno letto dai poeti: canti XVIII-XXX

Nella sospensione del tempo, nella splendida acronia della letteratura, Dante in eterno smaschera i suoi contemporanei (Venedico se’ tu Caccianemico), i tiranni di Sade soddisfano trionfanti le loro voglie, e noi lettori continuiamo a seguirli e a riconoscere in loro qualcosa di nostro.

ANTONIO TUROLO

 

Sì, ero sdegnata, ero arrabbiata, non credevo che quella vaticana fosse la mia chiesa. C’era l’odore del sangue e del potere. Anch’io altera e giudicante, forse colpevole di ciò davanti a Dio.

ALBA DONATI

 

Ma non tralascerei di rilevare la lieve, incipiente allusione ad una certa comicità bassamente sadico-anale, come abbiamo visto, proprio tornando all’esordio lagrimoso e più ‘poeticamente’ crociano del XX: quelle chiappe-«gote» che mute fanno nel XX da canale di scorrimento del pianto muto dei dannati della quarta bolgia.

ROSARIA LO RUSSO

 

Sono due le facce della paura: quella che prende l’uomo di fronte alle difficoltà della vita; quella che atterrisce nell’immanenza degli eventi sopranaturali. In questo caso la paura è coscienza che l’azione nella vita cela un compito sacro.

FRANCO LOI

 

Quella rana che rimane ferma, mentre l’altra «spiccia», è stata ed è viva, evidente, nel fuoco di un’attenzione umana davvero fuori dall’ordinario, che del visibile non tralascia il minimo angolo, perché in ogni angolo trova intero il mondo.

UMBERTO FIORI

 

L’aver inscenato la dannazione dell’ipocrisia entro un ambiente monastico è una suprema ironia, una vera trovata geniale. Non è solo un facile atto d’accusa, ma, di più, è una considerazione attonita del fatto che nulla garantisce dal veleno dell’ipocrisia, nemmeno la forma più pura e più ordinata di vita, nemmeno la consacrazione più formale al vero.

DAVIDE RONDONI

 

Il processo di scelta dell’identità nazionale è stato per me complesso e non scontato nell’esito, molti elementi linguistici e familiari mi avrebbero autorizzato a scegliere la Germania. Non è esagerato dire che se alla fine io sono Italiano è perché esiste la Commedia.

RICCARDO HELD

 

Dante è quindi lontano e dentro di noi, inattuale come lo sono i veri padri, e i figli che verranno: passato e futuro che scavalca in ogni caso il presente: ogni presente.

GIACOMO TRINCI

 

La barca della «compagnia picciola» scende a picco, si ribalta e si ritrova in quello che è un altro gorgo: giro, girone, bolgia. Il puntuto scafo mantiene il potere semantico di contenitore ma si tramuta nella punta di lingua flammea, tremitante fuoco fatuo nel cui cuore caracolla il fantasma di una voce.

ALBERTO CAPPI

 

L’Inferno dantesco – questo culmine della rappresentazione estetica dell’inferno cristiano – segna al tempo stesso l’inizio dell’affievolimento, della graduale perdita di credibilità, dell’inferno. L’Inferno di Dante (e forse l’inferno tout court) è un immagine della città umana, del limite radicale della terrestrità – esso dipinge il mondo, più che un qualche luogo nell’aldilà.

PAOLO VALESIO

 

Versate pure il mare dentro un bicchiere. Il bicchiere in questione è la lingua di cui Dante dispone. E lo fa, lui in genere tanto sicuro da sfiorare l’alterigia, con un singolare atto di modestia: deve dar conto della vastità d’orrore che si è addensata dentro il suo sguardo.

PIERLUIGI CAPPELLO

 

Il desiderio di violenza, il piacere della violenza e del non sapere, violentemente, che cosa è giusto essere. Oppure saperlo e desiderare per un attimo nell’Inferno, nell’INFERNO, di dimenticarlo.

CLAUDIO LOLLI

 

Credo che possa conservare una forte suggestione esegetica, l’idea di un Dante, diciamolo in forma epigrammaticamente estrema, come nostro primo e supremo scrittore teatrale.

EDOARDO SANGUINETI

2004 160 9788890131547 3
A cura di Marco Munaro
Illustrato da Boso, Ferraresso, Gioso, La Scala, Marchetti e dagli allievi del Liceo Artistico “C. Roccati” di Rovigo
Musicato, a cura di Contiero e De Pirro, da Mosca, Pressato, Montanaro, Troncon, Baratello, Zen, Piacentini, Furlani, Contierto, Tiso, Furgeri, Ambrosini, Zanelli
In collaborazione con Il teatro del Lemming
Testi

Antonio Turolo, Alba Donati, Rosaria Lo Russo, Franco Loi, Umberto Fiori, Davide Rondoni, Riccardo Held, Giacomo Trinci, Alberto Cappi, Paolo Valesio, Pier Luigi Cappello, Claudio Lolli, Edoardo Sanguineti

“La frode, il male proprio dell’uomo secondo Dante (Ma perché fruode è dell’uom proprio male), è, al di là delle distanze culturali e storiche, il modo in cui forse si rivela l’essenza dell’uomo. Sei secoli dopo, Rimbaud, nella sua (e nostra) Saison en enfer, ammette di essersene nutrito (Enfin je demanderai pardon pour m’être nourri de mensonge). La poesia oggi sembra più che mai interrogarsi su quello che, fra tutti, resta il grande mistero umano, la finzione, in tutte le accezioni che coinvolgono alla radice la vita, il pensiero e la creatività. La sfida è aperta, anche dopo Rimbaud. Tredici poeti, ciascuno preso dentro in un «suo» contrappasso, prova a raccoglierla.”

Dalla Premessa di Marco Munaro

“Festival nazionale di Malebolge al Convento Olivetani di Rovigo. Chiostro e sala superiore (Museo dei Grandi Fiumi) ideali per l’epica domenica di ieri, in cui gli ultimi canti dell’Inferno (sui fraudolenti) sono stati letti, cantati, suonati, agiti, divorati, «fatti mondo nello spirito popolare e politico di Dante» da 13 poeti, compositori, gruppi musicali e teatrali. Un gran pubblico attento, sorpreso in commenti e riflessioni, o sciamante fra incontri e ristori provvidenziali al buffet-bar interno fino all’una di notte – resistenza memorabile di un macroevento d’arte che ha sprigionato tutta l’unicità, la forza, l’attualità della parola di Dante contro la «fraudolenza sempre più pervasiva delle immagini appiattite dei media» Scendendo man mano nell’imbuto del male (e dell’ora tarda), diviene sempre più arduo l’esorcismo della parola e alta la tensione della musica: solo il grande talento di tutte le esecuzioni e l’impeccabile organizzazione del Teatro Lemming (coi molti sponsor, dalla Regione alle banche locali e le cantine sociali) hanno retto questo impianto da sacra multi-rappresentazione, per narrare la quale ci vorrebbe un’altra Comedia.”

Nicola Licciardello, «il Mattino di Padova», 1 giugno 2004

“Una festa nelle spire dell’inferno, tra le pareti dell’antico e desueto monastero olivetano [di Rovigo] che il sole pomeridiano un poco arroventa. E festa significa specialmente condivisione, di attenzione e di emozione, tempo e luogo. […] Una festa tra gli anfratti dei versi, ritrovati e riletti da tredici poeti e tredici musicisti, guide sicure e affascinate, e pur sempre disponibili alle incertezze, a un moto di paura e a un ripensamento condiviso dal pubblico, come già Virgilio con Dante. […] E le ore corrono, consumano i versi incorrotti e si impennano nella musica e nelle azioni teatrali, così che, tirando e sbrindellando la pelle del giorno fino a notte inoltrata, si scende nel chiostro che risuona di voci, mentre il riquadro rinascimentale di cielo è punteggiato di stelle lontane…”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 9 giugno 2004

“Dobbiamo a un editore coraggioso come il poeta Marco Munaro i tre volumetti de La Bella Scola, che contengono i commenti a 30 canti dell’Inferno di altrettanti poeti contemporanei. Ogni autore, introdotto da una breve scheda critica dello stesso Munaro e da una lirica che ne riflette tematiche e stile, ha svolto il proprio compito senza indossare le vesti dello specialista, ma proponendo una lettura antiscolastica e coinvolgente del canto che gli è stato assegnato, quasi un’ideale prosecuzione della Conversazione su Dante di Mandel’štam, il cui nome è come una luce che si accende più di una volta in quest’Inferno.”

Anna De Simone, «Semicerchio», N. XXXII-XXXIII, 2005

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