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La Bella Scola. L’Inferno letto dai poeti: canti XXXI-XXXIV

È questo in fondo il grande enigma che Dante ci propone col verso 67 del XXXI canto dell’Inferno pronunciato da Nembrot. Un verso unico, irriproducibile, intraducibile, una sorta di apax, puro suono, articolazione complessa dell’incondivisibile, reliquia vivente ma irrelata, esposta eppure irriconoscibile, simbolo dei simboli: «Raphèl may amèch zabì almì”, un assoluto, di sconfitta».

GIANCARLO SISSA

 

Il primo abitante dell’Inferno è Caino. II tradimento è la prima colpa; il peso inconcepibile della materia più concentrata. Diventata nera. Assetata di luce. Gli altri gironi sono riempiti dopo. L’inferno è il lato oscuro della casa. E il ricordo della casa antica, intuita in un cono d’ombra. Dove l’Amore era indistinta forma e indistinta luce. Il figlio che lascia la casa sbattendo la porta, è già nella visione di un mondo pesante, da conquistare con durezza. Satana ha scelto di abitare in mezzo agli uomini, nella dimenticanza del Padre ma nella loro fratellanza.

SEBASTIANO AGLIECO

 

Perché non c’è più niente da fare, né da aver pietà, e tanto meno da comprendere in un morto che si mantiene vivo in vita attraverso un demone.

Perché quando uno perde il Fuoco le cose sono differenti. «ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?»

Dove hanno cercato il loro sapore?

Dove si sono andati a rendere salati?

A cosa servono ora?

«A null’altro servirebbe che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini».

TIZIANA CERA ROSCO

 

Si potrebbe dire che Dante venga procreato dalla coscia di Lucifero, così come Dioniso lo era stato dalla coscia di Zeus e, come Cristo, risorga dal grembo della terra. Virgilio si flette, ruota e comincia a salire, e inizia il Purgatorio. È un ruotare che riprende il movimento della macina e se ne stacca, anticipando quello della ruota con cui si chiude il Paradiso («sì come rota che igualmente è mossa»).

MARCO MUNARO

2005 88 9788889615027 4
A cura di Marco Munaro
Musicato dagli allievi del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo, a cura di De Pirro e Pressato
Testi

Giancarlo Sissa, Sebastiano Aglieco, Tiziana Cera Rosco, Marco Munaro

“Ogni anno La Bella scola ha sperimentato, pur nella continuità, un’evoluzione dei rapporti artistici e delle modalità espositive. Per gli ultimi quattro canti la formula proposta è ancora diversa: esauritosi il rapporto con la dimensione teatrale e con quella figurativa, si rafforza il rapporto con la musica e proprio per i canti estremi dell’Inferno,i canti del tradimento, in cui Dante mette in atto una progressiva disgregazione della parola – soffiata, battuta, graffiata, esplosa – fino al mutismo. Gli allievi del Conservatorio, guidati da Carlo De Pirro e Giorgio Pressato, pensano rappresentano ed eseguono lo sconcerto di Cocito.
Dall’inferno Dante è uscito.
Dall’inferno si può uscire.
La via è lunga e ’l camino è malvagio.”

Dalla Premessa di Marco Munaro

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