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La tetralogia del Lemming. Il mito e lo spettatore

EDIPO – Tragedia dei sensi per uno spettatore

 

[…] L’angelo lo invita, rivolgendo un braccio verso di lui, ad avvicinarsi. Lo spettatore si avvicina. Poi sale ancora, accompagnato dalla donna, fino a trovarsi davanti a sé un uomo molto alto e robusto, completamente vestito di nero. Ha una benda nera a coprirgli gli occhi. La donna conduce con dolcezza lo spettatore molto vicino a quest’uomo. Silenzio. La figura nera lo tocca, come un cieco toccherebbe qualcuno nel tentativo di riconoscerlo. Poi parla. Dalla sua bocca, oltre alle parole in dialetto, un odore acre di alcol: grappa. L’uomo bendato parla infatti, con un filo di voce, a pochi centimetri dal volto dello spettatore. E parlando continua a toccarlo e a tenergli il volto.

 

L’ORACOLO/PADRE –

 

(quasi sussurrando) Ah, generazion de mortai,

compagna a gnente me pare ea vostra vita.

Te te svei na matina e ’n’atimo dopo

fine,

a non ghe xe più gnente.

Se penso a ti Edipo

a me pare inposibie ciamare feice la vita de ’n’omo.

Ti, che te gavevi conquistà ’na fortuna cussì grande,

adeso chi se poe dire più sfortunà de ti?

(accarezzandolo) Poro Edipo…

(gli prende la testa fra le mani quasi urlando)

Ne’ steso buso del leto a si stà:

pare, mare, marìo e fiolo…

Che mai te ghavese conosesto!

(torna a sussurrare togliendosi la benda)

Par ti a son rinato,

e par ti ghò sarà par sempre

(porge la benda allo spettatore)

i me oci!

 

[Il testo tradotto in italiano potrebbe suonare così: «Ah, generazione di mortali, / simile al niente mi sembra la vostra vita. / Ti svegli una mattina e un attimo dopo / fine, / non c’è più niente. / Se penso a te Edipo / mi pare impossibile chiamare felice la vita di un uomo. / Tu che ti eri conquistato una fortuna così grande, / adesso chi si potrebbe dire più sfortunato di te? / Povero Edipo… / Insieme nello stesso piccolo letto siete stati: / padre, madre, marito e figlio… / Non t’avessi mai conosciuto! / Per te sono rinato, / e per te ho chiuso per sempre / i miei occhi!»].

 

Dicendo queste ultime parole l’uomo si toglie la benda. I suoi occhi appaiono ma sembrano privi di luce: ciechi. La benda va a coprire, poi, lentamente gli occhi dello spettatore.

Massimo Munaro 2021 464 9788890131554 7 ,

L’autore

“Il libro raccoglie i testi e le testimonianze di quattro storici lavori del Teatro del Lemming: Edipo, Dioniso e Penteo, Amore e Psiche, Odisseo, più le due postfazioni alla Tetralogia, A Colono e L’Odissea dei Bambini. Il racconto –  anche attraverso le posizioni articolate della critica, le lettere di tanti spettatori e i diari di lavoro degli attori – disegna un’avventura teatrale e umana fra le più singolari degli ultimi decenni. Al centro di questi lavori c’è la potenza sempre attuale del mito e c’è lo spettatore che, nel suo diretto coinvolgimento sensoriale, assume qui, per la prima volta anche in senso drammaturgico, il ruolo di protagonista. La Tetralogia si pone innanzitutto come interrogazione al teatro. Interroga la sua natura, la sua attualità, la sua funzione. E lo fa rimettendo in questione e ridefinendo in modo radicale i suoi elementi strutturali: l’attore, lo spettatore, lo spazio scenico, la drammaturgia – conservando una radicalità irriducibile, un punto di vista che abolisce ogni abitudine e che rifiuta ogni mediazione. Essa rappresenta, nella storia del Teatro del Lemming, un punto insieme di arrivo e di partenza, il manifesto di un credo teatrale, del tutto antitetico ad un mondo che invece continua a muoversi in direzione opposta.”

Massimo Munaro

“Questo teatro è così importante, così necessario, così rivoluzionario che non sai se è parte di un’era passata che abbiamo perso e che rimpiangeremo o se è l’avanguardia, l’antagonista dell’era in cui stiamo entrando.”

Tratto dalle Testimonianze degli spettatori

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