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Lamento per Belgrado

Tu, intanto, brilli, ancora, attraverso il mio sogno oscuro,
nell’infinità delle nostre lacrime, eterno, nel buio, e nella polvere.
Il tuo sangue come la rugiada è caduto sulla pianura,
come un tempo, per alleviare i rantoli di tanti agonizzanti.
Ti stringo ancora una volta nella tua pietra scoscesa,
Te, e la Sava, e il tuo Danubio indolente.
Il Sole nasce nel mio sogno. Brilla! Balena! Tuona!
Il tuo nome, come un fulmine nel cielo sereno.
E quando il tuo vecchio orologio suonerà la mia ora,
quel nome sarà il mio ultimo sospiro.

Miloš Crnjaski 2010 72 9788889615119 5 ,

L’autore

Prefazione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Traduzione e cura di Massimo Rizzante
Testo serbo a fronte

“Il Lamento è un breve poema che conta 120 versi di 12 strofe, ciascuna di 10 versi, disposte alternativamente, a sinistra e a destra, per un totale di 12 pagine. Il poeta, consapevole della coesistenza dialogica nella sua stessa voce delle due anime dell’esilio, quella ironico-elegiaca e quella nostalgico-idealizzante, sembra aver voluto sperimentarne i diversi stili. A sinistra della pagina, infatti, troviamo un respiro, un ritmo, una tonalità, e perfino un metro più aperti e modernisti, che mantengono una profonda relazione con le innovazioni formali e linguistiche (simbolismo, futurismo italiano e russo, espressionismo tedesco), del primo tempo della poesia di Crnjanski. […] A destra, invece, egli, adottando uno schema rimico ABABCDCDEE (che è presente anche nei versi delle pagine a sinistra, ma in modo molto meno strutturato e rigoroso), eliminando ogni residuo linguistico del suo cosmopolitismo culturale e usando un registro lessicale meno ricercato e altamente lirico, innalza un inno (o una laude) di devozione alla città di Belgrado […].”

Dall’Introduzione di Massimo Rizzante

“Si stupisce che dopo la prima delle dodici poesie del Lamento per Belgrado si senta una voce che si contrappone al Nulla. Improvvisa, inaspettata! Sì, proprio così, […] è la voce-sorgente di una Luce chiara e nitida che afferma: ecco la stella, ecco la resurrezione e il giorno, ecco la speranza, ecco la città che lo accoglierà come una madre accoglie fra le proprie braccia il figlio… Il figlio vivo e il figlio morto. […] Il poeta sarà un figlio morto della Città Madre.”

Dalla Postfazione di Božidar Stanišić

“Poema di straordinaria intensità, che in centoventi versi dice l’esilio con parole vecchie e nuove, ma secondo i ritmi dello spaesamento e della nostalgia. […] Questa prima traduzione italiana di uno dei grandi momenti della letteratura serba arriva solo oggi, a più di cinquant’anni dalla composizione, grazie ad una piccola casa editrice che crede nella poesia e nella sua perennità e grazie a un traduttore come Massimo Rizzante che ha saputo trovare per ogni verso e ogni parola la giusta pregnanza.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 29 maggio 2010

“[…] Crnjanski (1893-1977), poliedrico scrittore serbo, concentra in questo straordinario poemetto non solo le vicende salienti della sua vita, come precipitate in cristalli, ma anche le fulminee percezioni dei luoghi più lontani nel mondo, che egli sentiva connessi da «legami invisibili» con le vite individuali e con quella, unica e pulsante, del cosmo.”

Matteo Giancotti, «Corriere del Veneto», 24 giugno 2010

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