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Lasciami il sogno. Carteggio 1982-1985

Non dimenticherò mai la prima volta che sono entrata nel giardino della sua casa sul mare: era luglio, il 24 luglio del 1983 e l’isola rideva nel sole e nel celeste, proprio come nei versi che avevo imparato ad amare. Lei era in piedi nel suo salotto: in attesa di me e dei miei allievi, Alessandro, Emilio, Carlo, Luisa. Giorni di luglio lontani e “miracolosi” come le sere delle sue estati giovani, con i cieli stellati e i canti che si perdevano nella notte.

Anna De Simone

 

Penso a come sei piccola fisicamente e come sei grande nella tua anima nella tua potenza amorosa. Fra me e te sei tu la poesia.

Biagio Marin

Anna De Simone, Biagio Marin 2020 324 9788889615959 1 , ,

L’autore

A cura di Edda Serra
Prefazione di Giovanni Tesio
“Questo carteggio tra Anna De Simone e Biagio Marin, che – grazie all’infaticabile lavoro di Edda Serra – ci è dato di leggere, è molte cose: intanto è un dialogo, uno scambio, un colloquio di forte intimità; ed è insieme la manifestazione di due caratteri tanto dissimilari quanto congiunti; essendo poi una sorta di enorme canto di poesia. Ci sono, sì, anche momenti di vita quotidiana: da un lato – lato Marin – la cognizione di un dolore che è la vecchiaia a rendere più manifesto, dall’altro – lato De Simone – l’iterata e ostinata dichiarazione di una inadeguatezza, che tuttavia non cede a se stessa. In tutt’e due una comune oscillazione di temperamenti, che merita una lettura sottile di sottofondi e di contraddittorietà. Non, beninteso, uno scavo dentro il mistero di due coscienze, ma certo la ricerca di un nodo che pulsa al di sotto delle dichiarazioni rese.”

Dalla Premessa di Giovanni Tesio

“Di questo nuovo epistolario si può solo dire che è splendido, per la luce che emana, per la singolarità del dialogo e l’atmosfera inconsueta, per la definizione delle due personalità che si incontrano e si fondono. Le loro lettere sono da leggere con animo libero e aperto, come una bella vicenda, che diventa canto a due, tra una giovane donna che ha già raffinate armi di critico, insegnante di lettere in un ben noto liceo classico milanese, ed ha le lettere nel sangue, e l’anziano poeta di Grado, un vegliardo, tardi giunto al successo e coronato da una serie di riconoscimenti e affermazioni editoriali […]. Fra le lettere di Marin indirizzate ad Anna troviamo infatti parecchie pagine tra le più belle e chiare che abbia scritto sulla sua poesia e le ragioni della sua poetica. […] L’ammirazione di Marin per Anna che non esita a chiamare Amore – ma attenzione che ci muoviamo nella zona del sacro, quella stessa cui il poeta ci abitua in un cammino progressivo che va dagli anni ’50 – è infine quella stessa che egli esprime costantemente nella sua poesia per la vita nel suo nascere, per il miracolo del primo risveglio amoroso, del fiore che si apre, dei novi che vengono alla luce.”

Dall’Introduzione di Edda Serra

“Tutto il carteggio è splendido; ma è la sua parte finale quella più toccante: Marin sta lasciando la vita, il suo pensiero è con Anna e la prega: non abbandonarmi relitto sulla via. Anna certo non si risparmia nella straziante risposta, che già sa di addio; e così, con questo viatico, dal carteggio noi lettori usciamo infine in subbuglio, come poeticamente frastornati o avvinti. ”

Zelda S. Zanobini, blog «Poeti del Parco», 28 aprile 2020

“De Simone non evoca il poeta: lo convoca proprio. Apre le lettere con un riverente «maestro» ma svela subito un’attitudine a vivere la poesia come relazione, o comunione: questo vale all’inizio del carteggio, quando per De Simone è ancora presente l’innesco dell’esperienza educativa (la cultura della poesia ha segnato tutta la sua esperienza didattica) ma anche per le fasi finali. De Simone, infatti, intraprese il lavoro su una biografia del poeta, che sarebbe uscita nel 1992 (L’isola Marin), e in quella prospettiva le lettere sono tutte un tessere fili tra i versi e le vicende personali e familiari dell’autore. Marin la mette in guardia, «la poesia non è la vita; e per quanto bella e potente essa sia non può sostituire una sola goccia di sangue», lei replica che «Biagio Marin non è un uomo, non è un poeta, è un universo mirabile».”

Marco Del Corona, «La Lettura-Corriere della Sera», 10 maggio 2020

“Si tratta di 148 lettere, 67 di Biagio e 81 di Anna, che sono anche la testimonianza preziosa degli ultimi tre anni di vita del poeta. Il 23 gennaio 1984, dopo aver ricevuto altre 50 pagine del lavoro in fieri, Marin scrive alla De Simone: «Quel problema dell’intonazione unitaria fra la mia poesia e il tuo racconto, è fondamentale se vorremo arrivare a una viva realtà e a una giustificazione chiara del tuo sacrificio e del tuo ardore. Io mi rendo conto dell’enorme valore morale della tua impresa e ti dirò che la considero solo dono d’amore. E devo dire di più: non della mia persona contingente si tratta, ma di quella che tu hai scoperto, stai scoprendo e ricostruendo dalle mie poesie». […] Per certi versi, più che un carteggio, è un appassionato diario a quattro mani, in cui lui è sempre generoso di ricordi, paesaggi, atmosfere, ma anche maestro esigente […].”

Renzo Sanson, «Il piccolo», 2 giugno 2020

Lasciami il sogno è la storia di un volo, di un’abnegazione assoluta, di un’impresa titanica, che è insieme una corsa contro il tempo. La morte di Marin è preceduta dalla più straziante delle sue lettere: «ti prego di non abbandonarmi relitto sulla via» (30 novembre 1985, p. 300), le scrive in preda allo smarrimento. E Anna risponde come se presagisse l’imminente commiato: «Lei mi ha dato in questi anni infinite cose, infinite bellezze, infiniti doni. E ora ho tanta paura di non poter più sentire la sua voce, di non poter più leggere le sue lettere, di non fare più in tempo a dirLe: grazie» (16 dicembre 1985, pp. 304-305). Questo è l’epilogo di un incontro che vale un’esistenza: «siamo stati insieme poche ore; ma erano così ricche di vita che non di ore si trattava ma di epoche» (10 aprile 1985, p. 230). Così, pure nel finale, i gesti e le parole di Anna si configurano come un atto d’amore e un’offerta di sé nei confronti di chi ha sempre vissuto la poesia come un dono spontaneo. Con dolcezza, pazienza, altruismo, tutte qualità della più preziosa delle api operaie.”

Marta Gulinelli, sito «Atelier», 2021

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