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Le ore piccole

Su un modo di affrontare la vita

 

Le fresche rose del mattino che si fanno

turbanti e le grigie facciate delle case, ormai

pochissima gente, qualche anziano stimato,

la dottoressa sperduta nel jogging, tambureggia

il tempo mentre mi ricordo di tutti,

del vecchio liceo finito spiegazzato

in un cassetto dello scrittoio.

Se non è giorno allora che cos’è?

Non ne sono affatto certo. Le giornate

sono velieri, lasciano pattumiere di luce,

imboccano derive. Mi rifiuto però che sia così,

che non ci sia motivo per resistere alla furia

des coeurs, al buio immenso della casa.

Paolo Lanaro 2020 96 9788889615898 53

L’autore

Foto di Arduillo Canacci

Postfazione di Fabio Pusterla

“E quella luce, quella forza inesausta, rimbaldiana, irrompono ora nella scrittura, nel linguaggio, agitandoli nelle Ore piccole, stilisticamente sorprendenti e indefinibili: brevi colate sintattiche prive di punteggiatura, frammenti di un ininterrotto flusso coscienziale che emerge solo a tratti, come un fiume carsico; o ancora prodotto dell’insonnia, dell’agitazione interiore, scritture quasi automatiche sul confine tra sogni e dormiveglia. È forse qui, in questa sezione, l’elemento di maggiore novità di questo libro, la piccola esplosione inattesa che disorienta e affascina, e che tuttavia doveva essere preparata dai passaggi precedenti: «come ciò che passa di notte / come ora come noi».”

Dalla Postfazione di Fabio Pusterla

“Se l’autore stesso, Paolo Lanaro, definisce la sua ultima raccolta di versi un «piccolo concerto esistenziale fatto di svariati movimenti», a maggior ragione si può considerare questo libro anche come una partitura. […] Le parole delineano una sorta di flusso di coscienza insieme drammatico e astratto, senza barriere sintattiche, prosodiche, di punteggiatura. Il ritmo preciso e compiuto, abituale nei versi dell’autore vicentino, risulta in qualche modo rivoluzionato al punto che questa sezione sembra delineare l’abbandono degli schemi linguistici (musicalmente: armonici) ben rodati ancorché tutt’altro che banali, anzi spesso sofisticati, che caratterizzano i movimenti precedenti. […] Le immagini si sovrappongono, i pensieri scartano in tensioni espressive di complessa trama percettiva. Sembra la citazione a suo modo “archeologica” di una certa avanguardia anni Sessanta, ma probabilmente è soprattutto qualcos’altro: è il frutto di una ricerca espressiva tutta interiore sulla parola e sulle sue risonanze, implicazioni, dimensioni semantiche […] in un incessante lavorìo di speculazione che non sapremmo definire altrimenti che filosofico. E di tenere sempre l’uomo – meglio, l’Io – come centro di una meditazione a ciglio asciutto, disillusa ma raramente drammatica, anzi spesso contrassegnata dall’ironia di chi davvero riesce a considerare il mondo e il tempo come se li guardasse da fuori, da un’altra dimensione.”

Cesare Galla, «Lettera 43», 13 maggio 2020

“Le ore piccole assumono un valore polisemico: da una parte rappresentano le ore della notte in cui l’oscurità apre le porte agli sciami di angosce e fantasmi; dall’altra sottolineano l’esiguità e la fuggevolezza del tempo che lasciano l’individuo in uno stato di perenne sospensione e incompiutezza. […] Altro tratto che emerge è la rigorosa perlustrazione del reale. Un reale sempre vivido e intangibile, che si dà per frammenti, attraverso piccoli accadimenti quotidiani, e che l’io lirico, sempre sobrio e sommesso, osserva ora con aurorale meraviglia, ora con stupefatta perplessità. […] Sorprendente il poemetto che occupa la sesta sezione e che dà titolo all’opera […]: un’esplosione di visioni e suoni che spezza il nitore e la piana musicalità del libro e che dà un valore aggiunto a questa raccolta che si colloca tra le sue opere più alte e compiute.”

Fabio Giaretta, «il Giornale di Vicenza», 11 aprile 2020

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