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Mistral

Tanti fuèis secj in Provenza.
Mont in svendita. Provenza.
E tu, mint, Provenza viêrta e scura.

 

Ma tu, parcè discoritu, muârta poeta?

 

 

Quante foglie secche in Provenza. / Mondo in svendita, Provenza. / E tu, mente, Provenza aperta e oscura. // Ma tu, perché parli, poeta morta?

Esaurito

Ida Vallerugo 2010 264 9788889615232 22 ,

L’autore

Foto di Arcangelo Piai

Premio Salvo Basso 2011
A cura di Anna De Simone
Prefazione di Franco Loi
con un’incisione di Livio Ceschin

“Non è consueto ascoltare una simile solitudine così protesa all’ascolto di sé e del mondo, una disperazione così colma di speranza, un poeta così abbandonato al respiro del mondo.”

Dalla Prefazione di Franco Loi

Mistral sembra rimandare al sogno pasoliniano di una Provenza friulana restituita a nuova vita.”

Dal risvolto di copertina di Anna De Simone

“Il respiro è sconfinato, ovunque si giri la pagina, sembra di avere davanti territori poetici a perdita d’occhio come succede solo in autori di lingua anglosassone (ad esempio il canadese Les Murray). Sconfinato anche il verso, senza gabbie (potremmo dire, ancora una volta, ventoso). Le poesie, a volte, prendono i toni alti di un salmo (vedi Gjant, Sireni, Pofâvri). Le chiuse sono fulminanti […].”

Anna Elisa De Gregorio, «Caffè Michelangiolo», N. 1, gennaio-aprile 2010

“Il friulano della Vallerugo, che è nata a Meduno nel 1946, sembra a tratti una lingua nordica, carica di oscura magia, altre volte invece un solare idioma neolatino, come il provenzale (al cui mito si ispira), lo spagnolo o il portoghese. […] A volte la costruzione di questo dialetto è così innaturale da sembrare disperata: è un rischio necessario per chi tenta il grande stile; ma quando la Vallerugo centra la perfetta corrispondenza di ispirazione e forma, le sue poesie sono capolavori.”

Matteo Giancotti, «Corriere del Veneto», 18 ottobre 2010

“A Ida Vallerugo è andato il prestigioso Premio “Salvo Basso” – Città di Scordia (IX edizione 2011 […]). Poetessa della Val Meduna dal carattere riservato ma al tempo stesso «giocoso», propositivo, la Vallerugo è donna delle montagne friulane, regno del silenzio e della solitudine, tra paesaggi innevati «dove la neve cade in un silenzio mistico tibetano».”

Gianni Oliva, «Letteratura e dialetti», N. 4, 2011

“[…] siamo di fronte a un poeta dalla postura classica, che ricorre all’invocazione, all’esclamazione, all’enfasi e all’ode, che ricorda per potenza di voce e per intensità di sguardo i lirici greci e i tragici romantici.”

Manuel Cohen, «Il Punto. Almanacco della poesia», N. 1, 2011

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