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Munuscula

Appenderai all’osmanto il pupazzuccio che ti dono, 

Dominula, e gli dirai: 

Nuta oscillum si uis tu ter molle age nuta (Non dimenticartene) 

Tu fa’ ondeggiare se vuoi per tre volte l’oscillo dolcemente su fallo ondeggiare

Gianfranco Maretti Tregiardini 2024 20 9791280446312 10

L’autore

A cura di Gilberto Travaini e Marco Munaro
Grafiche di Francesco Munaro

“L’uso che Tregiardini faceva del latino (lingua che per tanti anni ha insegnato) richiederebbe uno studio approfondito che valutasse adeguatamente la continua libertà che il poeta, scrivendo, si prendeva dal modello del latino classico (da lui amato e certo magistralmente assimilato e tradotto). Si dovrebbe inoltre considerare che le due lingue si alternavano, oscillavano una dentro l’altra, e che tra gli oggetti della sua ammirazione di studioso e di docente stava quell’Enrico Maffacini che aveva tradotto Pinocchio in latino. La traduzione di Maffacini era anzi uno strumento privilegiato nelle mani del Maretti didatta. E Pinocchio, quasi un suo “doppio”.”

Dall’Avvertenza dell’editore di Marco Munaro

“Quasi sempre di buon mattino, correndo con la sua pesante bicicletta fornita di cesti capaci, verso il treno o la corriera, giusto il tempo di fermarsi alla porta di casa di un amico o di qualche negozio ed ufficio, il nostro Poeta vi lasciava appeso un foglietto di carta, un “oscillo” come lui lo chiamava. Era il suo modo di augurare una buona giornata, “bona omina”, con un biglietto bene augurante, per lo più scritto in latino o, per gli ignari dell’ antica lingua, in un misto di latino, italiano e dialetto. Era sempre un dono gioioso, il dono della parola poetica. Il biglietto, scritto con cannuccia, pennino e inchiostro blu o nero, in corsivo grande o stampatello, su strisce o fogli interi di carta da musica oppure su cartocci della spesa o su carte colorate, era abbellito spesso con i colori dei pastelli (anche l’oro) ed appeso alla porta con un filo doppio di raffia: un augurio, un oscillo.”

Dalla Postfazione di Giberto Travaini

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