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Ombre come cosa salda. Il Purgatorio letto dai poeti: canti I-IX

Alto il Sole in suo carro andare

 

Alto il Sole in suo carro andare,
mai la Notte gli è dato incontrare,
erbe aria bestie si sente respirare
è l’ora del Paradiso:
ma d’improvviso
scoppia un dialogo adirato
nel mezzo del bosco in quel bel silenzio
e sembra di veleno: saranno forse due amanti
o due sposi, stanchi, o due assassini
in vacanza dall’incubo – o due dèi arrabbiati
al crocicchio dell’odio – come ai tempi antichi.

 

Senza frusciare fra l’erba mi fermo
nascosto nel poco vento come un lupo,
penso alla presenza del veleno
che dalle piante e dalle bestie viene
e forse della mente il mistero contiene.

Giuliano Scabia

2009 112 9788889615287 5
A cura di Marco Munaro
Illustrato da Bianchi, Boldrin, Grassi e dagli allievi dell’Istituto d’Arte “P. Selvatico” di Padova e dell’Istituto d’Arte “A. Corradini” di Este
Testi

Giuliano Scabia, Umberto Simone, Sebastiano Gatto, Antonio Alleva, Nelvia Di Monte, Flavio Santi, Riccardo Ielmini, Fernanda Ferraresso, Gianfranco Draghi

“Come al solito ogni commento è preceduto da una poesia che, tra altre, mi ha rivelato il poeta che più mi sembrava adatto, come se già Dante lo avesse pensato. Il paziente lettore scoprirà più avanti, di volta in volta, perché.
La parola dantesca prende sempre qualcosa di noi e, anche quando indugia, prorompe e non si arresta, «trattando l’ombre come cosa salda». Ombre come cosa salda: non sono forse anche oggi i poeti (soprattutto oggi)? Lo impariamo anche grazie ai giovani artisti e ai maestri chiamati ad immaginare le mirabili visioni di Dante «sui sentieri di capra dell’Appennino».”

Dalla Premessa di Marco Munaro

“Euridice è dunque l’opera del poeta, o meglio, il canto dell’ombra. Quel puro e inviolabile canto che ritroviamo nei versi danteschi del purgatorio e che continuano a parlarci oltre la scorza dei secoli, «trattando l’ombre come cosa salda». Questo verso del XXI canto dà anche il titolo a uno straordinario libretto (un centinaio di pagine appena, ma quanto dense ed eleganti!) […].”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 24 maggio 2009

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