Orlando, tra Rovigo e la luna

Anche lui  [il Podestà Giulio Fier] – poco tenero per il romanticismo – ha pensato al suo bravo sventramento ed in breve tempo si è vista rasa al suolo la più grande costruzione di Rovigo, nel cuore della città quale era l’antico Ghetto, uno dei più caratteristici – se non il più di tutti – ghetti d’Italia, un plurimo edificio a plurimi piani, fortezza, sinagoga, bottega, dimora, mercato, accentramento, vedetta rosso-grigia, formidabile addossamento di pietre, calce, mattoni, cittadella misteriosa, con cortiletti, viuzze, cantonate tenebrose, e ancora i cancelli nelle antiche porte marmoree che un tempo la chiudevano al finir del giorno.
 
Gino Piva, da La città tra Adige e Po, marzo 1932

Gino Piva 2023 20 9 , ,

L’autore

Plaquette fuori commercio, realizzata in 100 esemplari numerati in Este presso Grafica Atestina per i centocinquanta anni dalla nascita di Gino Piva (1873-2023), riservata ai soci dell’Associazione.
I primi venti esemplari contengono l’acquaforte Orlando del 1974 di Osvaldo Forno, stampata di nuovo al torchio per l’occasione dall’artista.

Un articolo di Gino Piva
Una lettera di Luciano Caniato
Un’acquaforte di Osvaldo Forno
A cura di Marco Munaro
“L’articolo di Gino Piva apparve su «L’Ambrosiano», Anno XI, N. 79, Edizione finanziaria, Milano Venerdì 1° aprile 1932 – X ed è qui riproposto per la prima volta da allora. Se ne apprezza ironia e intelligenza oltre che la qualità alta e raffinata dello stile, di cui Piva, autore di elzeviri oggi per lo più sconosciuti, ha dato innumerevoli prove. Andrebbero raccolti in un libro. Oltre che informatissima e intrisa di nostalgia la presente cronaca dello “sventramento” della città e della natura che la città accoglieva al suo interno, alberi, orti, mura, case, palazzi fino all’interramento del fiume che la divideva e attraversava, si nutre di brevi scorci storici e di inserti descrittivi memorabili.”

Dalla Nota di Marco Munaro

“Ma che succede? Cos’è? Dal buio, bellissima laggiù, commovente mentre sorge, grande e giallo-arancio, uno spicchio di luna spia da controluce e alberi. Ecco quello che mancava: la luna maiuscola di Piva e di Palmieri, il gioiello che in Veneto, dispiace dirlo, ma abbiamo solo noi, in Polesine, basta aspettarla al varco, guardare sempre in su quando vien notte, magari buttarle l’esca di una poesia: e avere fede.”

Luciano Caniato, L’alba della luna, 2023

“Osvaldo Forno, artista contromano,
questo tuo Orlando sono io, Luciano:
un tubo digerente di parole,
un pupo paladino, un gran casino

sopra le righe sempre. Sono un baco,
filo versi, edifico universi
in quattro quattro tre tre tre e non basta:
sono tirata pasta che fa a botte

con altri mille donchisciotte in sé.
Un fosso, un caso. Sono Euridice,
ma sono anche Orfeo. Un neo delebile

del mondo. Rotondo mai, semmai
spinoso, capacissimo d’essere il
contrario. Sono un vecchio stradivario.

*sulla falsariga del monologo Nerone di Petrolini”

Poesia di Luciano Caniato dedicata a Osvaldo Forno

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