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Panasonica

Ovunque è materno.
Materno il corpo, il magnete che attrae il nord
materno l’abbandono, il laccio lattante
che conduce il raggio alla sua luna
la quale tira tira con forza riprende
la luce che offerse ai figli,
luce sfibrata, intermittente, che sta increpata.

Simone di Biasio 2020 100 9788889615850 51

L’autore

Foto di Simone Bucci

Premio Internazionale di poesia Rainer Maria Rilke 2022
Prefazione di Umberto Fiori

“[…] i versi di questo giovane autore (30 anni, appunto) sono animati da un solerte plurilinguismo, in cui a un italiano mediamente letterario si mescola principalmente la parlata di Fondi. Di Biasio non è un poeta in dialetto in senso proprio, ma il suo legame con l’idioma delle sue parti è intimo, decisivo. In molti testi, il vernacolo emerge come bolle di gas da una palude […]”

Dalla Prefazione di Umberto Fiori

“Si tratta di una prova in equilibrio tra il filo degli amori, il passaggio affettivo ‘matrilineare’ dalle antiche braccia della nonna (grandparenthood teneramente accompagnata al suo occaso come in un altro pregevolissimo libro da riscoprire, Rivelazione di Antonio Lillo) a quelle della propria compagna, le contraddizioni di un’esistenza sempre più pervasa di tecnologia, narrata enumerando con naturalezza i suoi device, ma sempre più bisognosa di tornare (linguisticamente e antropologicamente) alle radici. Lo stile è pianeggiante, marcatamente esistenziale ma intento alla ricerca di un respiro ampio, come pure attento al recupero di parole e usanze.”

Roberto R. Corsi, sito «Perigeion», 10 settembre 2019

“[…] è un libro che viaggia su due canali che si intersecano di continuo, tanto che parlarne può apparire arduo, invece è uno stimolo intellettuale rilevante.
I due piani di cui parlo sono quello linguistico, che ci introduce in una lunga e sofferta riflessione metapoetica che attraversa tutta l’opera, e quello esistenziale-esperienziale, che in quello linguistico si specchia di continuo. In pratica, l’io pensa se stesso in relazione a una lingua, che coincide anche col suo passato, col suo essere infante e adolescente, la Lingua madre (titolo, non a caso, della sezione centrale), il dialetto o la lingua dei vecchi, dei decaduti, dei sommersi.”

Stelvio Di Spigno, sito «CiviltàMagazin», 2020

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