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Parla la luce con voce di cornacchia

La casa si leva in cima alla casa
e sussurra con voce di pietra all’orecchio della pietra.

 

Anche la pietra ha le sue voglie, come l’uomo la vita
e ogni voglia copra la vista.

 

Perciò le voci degli uccelli sono morte
e quelle dei fiori alla luce del vento.

 

Come cresce il sogno attraverso gli anni
si appoggia alla finestra come una quercia dalle cento cime

 

e sa che non altro può la vita
che desiderare la morte.

Tomi Kontio 2013 144 9788889615522 11 ,

L’autore

Prefazione di Tomi Kontio
Postfazione di Viola Parente-Čapkovà
Traduzione di Antonio Parente
Testo finlandese a fronte

“Ma il risultato più importante di quel decennio di noviziato non fu l’apprendimento di certi cliché bohemien, ma un’idea molto semplice: il poeta deve bagnarsi sotto la pioggia. Il poeta deve esporsi, deve essere aperto, sia alla pioggia e al vento sia alla fragile tranquillità di una mattina d’estate, che d’un tratto scoppia in frammenti di luce e suoni. […] 
Il poeta non deve cercare rifugio dietro le parole, ma attraverso quelle offrire se stesso al mondo. Parole zuppe di pioggia e bruciate dal sole. Parole che hanno sofferto e gioito, e sono abbastanza mature da sopportare i significati e l’indefinibile, il segreto, il mistero dell’essere.
Anche la poesia deve esporsi, essere sputata sul ciglio della strada, calpestata e abbandonata. E forse un giorno qualcuno la raccoglierà dal fossato, la nasconderà nel suo letto e la stringerà al petto: la prenderà come parole che riecheggiano la sofferenza, la gioia, le paure e i rimpianti del suo cuore.”

Dalla Prefazione di Toni Kontio

“Grazie ai suoi interessanti neologismi e alle sue ricche e originali figure poetiche, possiamo senza dubbio affermare che l’opera di Kontio appartiene a quanto di meglio la letteratura finlandese abbia prodotto negli ultimi decenni […].”

Dalla Postfazione di Viola Parente-Čapková

“Una raccolta di straordinario potere visionario dove il mondo è circoscritto a una dimensione paradossale, intessuta di incantesimi improvvisi che squarciano la calma, destabilizzano equilibri, tolgono il sonno.”

Alessandra Pacelli, «Il Mattino di Napoli», 29 dicembre 2013

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