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Più nulla da perdere

Dormire a Gaza

 

Dormirò come dormono tutti, o fado, mentre gli aerei bombardano
e l’aria si apre
come carne viva
sognerò il tradimento allora,
come sogna chi dorme mentre gli aerei bombardano

 

mi sveglierò a mezzogiorno per chiedere alla radio – come chiedono tutti:
Hanno smesso di bombardare? A quanto è salito il numero dei morti?

 

Ma la tragedia, o fado,
è che esistono due categorie di persone:
quelle che gettano per strada peccati e tormenti per poter dormire
e quelle che raccolgono i peccati e i tormenti degli altri, foggiandone
croci con cui marciare per le strade di Babilonia, Gaza e Beirut
e poi gridare:
Per quanto ancora?
Per quanto ancora?

 

Due anni fa mi trovavo a Dahie, a sud di Beirut, trascinando una croce
grande quanto quegli edifici
ma, chi porterà oggi su spalle stremate una croce
a Gerusalemme?

 

Tre chiodi sono la Terra
e la pietà è un martello
colpisci, Signore
colpisci con i tuoi aerei

 

per quanto ancora?

Najwan Darwish 2021 144 9791280446015 20

L’autore

Traduzione e cura di Simone Sibilio
Prefazione di Franca Mancinelli

“Anche di fronte alle questioni di più scottante e dolorosa attualità, come quelle che riguardano la sua terra, la Palestina, Najwan Darwish torna alla condizione originaria del nostro essere umani, e riconosce chi è dominato e sopraffatto parte della propria famiglia, come in una consanguineità dell’anima. La terra dove più si è combattuto e sofferto, ha toponimi e date, personaggi e vicende di una storia aperta, ma allo stesso tempo è ogni altra terra invasa e oppressa; […] Così la Carta d’identità che tante volte Najwan Darwish deve mostrare, per spostarsi anche di pochi chilometri, viene presentata prima di ogni altro testo: è fondamentale, per la voce che prende parola, definire le proprie coordinate e la propria presenza. È un definirsi che avviene accogliendo in sé altre identità perseguitate o lasciate ai margini della storia, per nazionalità, etnia, o religione e che fa proprio, come una legge di natura, il monito: «tutto questo, ascoltalo / e ricordiamo insieme / poi, dimentichiamolo». Ciò che resta oltre questa dimenticanza, dopo i bombardamenti, i massacri, il dolore che si disperde e ritorna cambiando tempi e geografie, è ciò che Darwish in queste poesie custodisce. Lo fa portando il debito di chi sopravvive ai morti, senza alcuna retorica, andando e venendo da una realtà che si confonde con i propri incubi, e che sembra aspettarlo ogni notte, come una «corriera», un «autobus». […] Così anche nella prosa che conclude il libro, Un’intera storia fabbricata ad arte, dove la consapevolezza che tutto è un’invenzione dilaga dalla realtà mediata dagli schermi all’io che scrive e a questo stesso testo, di cui si salva alla fine solo una scheggia, potente, di verità che splende, indistruttibile: «Crepiamo dal ridere, non moriremo mai, per Dio. Corriamo nell’infinito con i sandali che scricchiolano». È questo ciò che ci viene restituito quando non si ha Più nulla da perdere, e appare, nella sua lucentezza, ciò che niente e nessuno può toglierci. In questa luce sono immerse le parole di Najwan Darwish, nell’amore che si prende cura di ogni uomo come del proprio figlio, in quella scintilla creatrice che vive nella materia della lingua e si ridesta tra le labbra di chi riconosce la bellezza, ne riceve il dono, e lo trasmette a sua volta.”

Dalla Prefazione di Franca Mancinelli

“Alcuni critici e recensori hanno sottolineato il carattere politico della poesia di Darwish. Ma più che ‘politica’ nel senso comunemente accettato, la sua è una poesia che ‘affronta il politico’ in modo inedito, facendosi beffe dell’ideologico, di cui tanti poeti arabi contemporanei sono rimasti ostaggio. E più che politico rimbomba dentro come fatalmente umano il suo titolo. Non avere più nulla da perdere può sembrare l’annuncio disperato di chi ha già visto e conosciuto tutto, ed è così pronto all’ultimo atto, da tendere le braccia verso il proprio destino. Eppure, giunge a noi un profondo senso di volontà e possibilità, trasmesso dalla lucida coscienza di chi padroneggia uno strumento straordinario dalle infinite tinte, uno strumento armonioso o mordace a seconda dei momenti, che è la lingua della poesia, eterno efficace antidoto alla disillusione del reale e all’arroganza del potere.”

Dalla Postfazione di Simone Sibilio

“È ancorata al presente della Palestina, invece, la raccolta di Najwan Darwish curata da Simone Sibilio per le edizioni Il Ponte del Sale. Un presente che è cronaca ma anche storia che si ripete, dove la resistenza di oggi agli israeliani ricorda quella dell’Ottocento ai francesi, dove per sopravvivere bisogna trovare l’equilibrio tra memoria e oblio, dove si muore senza accorgersene e ci si ride sopra («Un giorno ci svegliammo in Paradiso / e gli angeli ci sorpresero con scope e stracci: / ‘Puzzate di alcol / e avete in tasca poesie ed eresie’. / Tranquilli servi di Dio – gli dicemmo, / sognavamo soltanto una mattina ad Haifa / ma siamo finiti per sbaglio qui da voi»). Non c’è «Più nulla da perdere», dice il titolo, che le pagine seguenti smentiscono in maniera struggente.” 

Angiola Codacci Pisanelli, araBlog su «L’Espresso», 25 febbraio 2022

“«Tutto questo, ascoltalo»– Non solo l’eco delle esplosioni e dello schianto a terra di piani e piani di grattacieli a Gaza, ma anche il lamento degli Armeni in fuga; non solo il cigolio dei tornelli ai checkpoint in Cisgiordania, ma anche il suono delle acque dei fiumi in Iraq. Se leggere poesia è mettersi in ascolto dell’umano in una lingua inimitabile, posando l’orecchio sul libro di Najwan Darwish si sentirà acuto l’urlo di un’umanità disintegrata e oppressa, la sua Babele di pianti levarsi come un canto solo. Darwish non dà tregua, pungola, esaspera, corrode: con voce delicata e matura, ma anche ironica, obbliga a guardare dritto alla verità, ovunque essa sia celata. Senza pietismi, senza fronzoli, come attraverso uno specchio d’acqua trasparente.”

Valeria Cagnazzo, «Pagine Esteri», 18 marzo 2022

“Tra le pagine delle sette sezioni che compongono la raccolta, che raccolgono versi scritti tra la fine degli anni novanta e il 2013, si alternano luoghi e visioni di una terra ferita, tradita, ridotta a brandelli.
Paradisi nei quali non ci si sente a casa e inferni fin troppo reali, cantati con un groppo in gola e con parole “avvelenate di speranza” da rivolgere ai contemporanei. Una scrittura che sa farsi arma di denuncia davanti ai soprusi subiti ogni giorno. Un canto che si innalza libero oltre i muri fisici e del cuore per stabilire connessioni con gli uomini liberi di tutto il mondo.”

Valentina Balata, «Arabesque Magazine», 2 maggio 2022

“Sarebbe forse importante gettare le basi per un’esplorazione del legame tra la sua propensione all’uso del grottesco, delle inversioni, dei capovolgimenti e dei paradossi, che si manifestano talvolta sul piano metrico con enjambement e sul piano delle figure retoriche con metonimie, e la sua avversione, a livello concettuale, verso i confini, verso quella purezza, nitore e univocità dell’identità, la prontezza con cui si fa paladino di un certo cosmopolitismo. […] Nel grottesco la vita passa attraverso tutti gli stadi, da quelli inferiori inerti e primitivi a quelli superiori più mobili e spiritualizzati, in una ghirlanda di forme separate che testimonia la sua unità. Avvicinando ciò che è lontano, mettendo in relazione ciò che si esclude a vicenda (metonimia e paradosso), violando le nozioni abituali, il grottesco in arte è simile al paradosso in logica. A un primo sguardo il grottesco in arte è soltanto spirituale e divertente, mentre esso cela tante opportunità, sfruttate da Najwan darwish per creare un suo ricco e aereo universo poetico.”

Pina Piccolo e Sana Darghmouni, blog «La macchina sognate», 28 agosto 2022


Altri echi della poesia di Darwish
nella stampa internazionale:

“Non ho visto nulla di ciò a cui ho creduto, ma se un Dio esiste, è lo stesso mio e del poeta palestinese Najwan Darwish.”

Raúl Zurita

“Pur essendo talvolta politica, la sua poesia incarna un messaggio universale che ricorda la grande poesia mistica come quella di Rumi.”

Poetry International

“La sua è una poesia che non sfoggia giochi linguistici né pretese critiche o teoriche, non si rivolge alle accademie, bensì va dritta al cuore, dritta al punto. E in ogni pagina, in ogni verso, è predominante la voce lirica, il potere commovente ed autointerrogante.”

Nathaniel Tarn

“La poesia di Darwish rappresenta un gradito cambiamento nella scrittura poetica in lingua araba.”

World Literature Today

“Una voce mozzafiato, così passionale e concreta al tempo stesso.”

NPR

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