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Poesie

Quando, conosciuto giovane, un volto
cui si rapì coi baci fulgore e pianto,
al primo tratto di vecchiezza si sia vòlto,
avendo col vivere scontato il primo incanto.

 

Arco, che un tempo infallibile scoccava,
freccia rosso-piumata che nell’azzurro era sospesa,
e pur con i cembali ogni Lied risuonava:
“Prati a sera” – “Coppa di bagliori accesa” –

 

Al primo tratto già il secondo si è associato,
già sulla fronte, ahimè, si tiene all’erta
l’ora ultima, l’ora deserta –
poi è notte, su tutto il viso amato.

Esaurito

Gottfried Benn, Giuseppe Bevilacqua 2008 (2019) 128 9788889615324 3 ,

L’autore

A cura di Giuseppe Bevilacqua
Testo tedesco a fronte
Seconda edizione

“La traduzione mi è diventata un’avventura affascinante, un hasard straordinariamente meritevole di essere corso; e quindi di essere proseguito e ampliato. È nata una passione che molto ha a che fare con il gioco, con la scommessa improbabile, insomma con la fantasque éscrime condotta dall’autore delle Fleurs du mal. Ora capisco perché il senso da lui messo in opera sia il flair, e perché seguendo tale fiuto ci si interni negli angoli: sono i recessi della lingua, là dove l’intreccio tra significato e significante celebra i suoi più misteriosi connubi ed evoca gli echi più insospettati. 
[…] nella sequenza qui adottata il lettore potrà riconoscere un vago tracciato, anche biografico. Dall’ardita affermazione della propria vocazione, coltivata nella solitudine e al cospetto di un’alta utopia della forma, si passa al deluso e triste ripiegamento su se stesso degli ultimi anni.”

Dall’Introduzione di Giuseppe Bevilacqua

“Proprio da quell’articolo di Citati (Gottfried nera cicala) prende le mosse Giuseppe Bevilacqua, uno dei nostri germanisti migliori e traduttore straordinario di opere impervie (i versi di Celan, per esempio), per restituirci un’immagine più compiuta e più vera di Benn, sia nella nuova e bellissima versione italiana di molte auree poesie, sia nell’acuta analisi del proverbiale ricorso alla rima.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 30 dicembre 2008

“Un libro bellissimo, per i testi, per la grafica e ovviamente per la maestria di Bevilacqua.”

Loretto Rafanelli, «Mobydick», 14 febbraio 2009

“[I risultati della traduzione] sono notevolissimi e, in alcuni casi […] raggiungono una perfezione comparabile con l’originale.”

Paola Quadrelli, «Pulp», marzo/aprile 2009

“La rima, scrive Baudelaire, è un azzardo, perché è soprattutto in essa che echeggia quell’esitazione prolungata tra suono e senso con cui Valéry identificava la poesia. Giuseppe Bevilacqua raccoglie quella sfida e si azzarda a tradurre uno dei grandissimi poeti del Novecento, Gottfried Benn, maestro dei più radicali esperimenti formali e linguistici della lirica d’avanguardia e insieme della rima, intesa non già quale espressione di sentimentalità tradizionale bensì quale forma perfetta in cui appare il Nulla.”

Claudio Magris, «Corriere della Sera», 10 aprile 2009

“Secondo Bevilacqua il proposito espressivo della rima serve a Benn a cantare la propria doppia nostalgia, indietro verso i primordi e avanti verso la bellezza, serve cioè a percorrere un cammino ‘regressivo’ di nietzscheana memoria e un cammino ‘progressivo’ che ha per ideale il trionfo della «forma». La rima sarebbe in entrambi i casi, la marca dell’utopia. […] Quest’assimilazione di rima e luce ci dice che la rima è senso, durata, fulcro della poesia.”

Anna Maria Carpi, «L’indice dei libri del mese», N. 4, aprile 2009

“In questa zona nobile della germanistica italiana, di traduttori e di poeti [Traverso, Masini e la Carpi], viene a collocarsi ora, ultimo solo in ordine di tempo, il Benn di Giuseppe Bevilacqua […]: una scelta di 39 poesie con testo a fronte raccolte in un piccolo volume che porta in copertina gli stessi colori seppia e nero che erano stati della Collana Cederna delle Edizioni Vallecchi.”

Maria Fancelli, «Alias-il Manifesto», 18 aprile 2009

“In Probleme der Lyrik, Benn dedicava le pagine centrali, le più ispirate, del saggio a quello che indicava come il primo dei problemi, il cuore pulsante della poesia lirica: la parola. Le parole, scriveva «da un lato sono spirito, ma dall’altro hanno la sostanzialità [das Wesenhaftel] e l’ambiguità delle cose della natura», e inoltre: «la coscienza cresce dentro le parole, la coscienza trapassa nelle parole», e ne concludeva lapidariamente: «la lirica può essere definita la cosa di per sé intraducibile». Immagino che Bevilacqua, leggendo queste righe, si sia chiesto se davvero valeva la pena di correre il suo hasard, visto che non aveva in mente una semplice traduzione, come si suol dire, di servizio né una libera ri-creazione. Ma poi Benn proseguiva: «le parole hanno un’esistenza latente che agisce come una magia su coloro che sono nella giusta disposizione d’animo e li rende capaci di trasmettere questa magia». Qualcosa di simile deve essere accaduto a Bevilacqua visti i risultati del suo lavoro e il suo essersi inoltrato, come scrive nella premessa, nei «recessi della lingua»: nei momenti piú felici, nell’«ora» che visita l’Io (cosí Benn nel suo saggio) Bevilacqua è stato toccato dalla magia della parola, ha trovato la parola giusta (il termine, il metro, la rima giusti), o meglio la giusta parola italiana ha trovato lui rendendolo poeta egli stesso: un doppio del poeta. Cosí la lirica è diventata, per una volta, traducibile.”

Bianca Cetti Marinoni, «Belfagor», N. 381, 31 maggio 2009

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