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Poesie per Tiziana

Oggi verrò da te. Ma non potrò
toccare i tuoi capelli umidi e biondi,
Tiziana. So che assomigli alle nude
parole in cui mi lasci affogare. Tua
madre, i miei genitori, i morti e i vivi
cercano la propria casa nel pianto,
quel pianto silenzioso che è la nostra
salute. Cosa ami con tutto il cuore?
Le cose parlano anche senza il nostro
pensarci lontanamente. Perché vuoi
guarirmi? Io invece devo rifugiarmi,
proteggermi, non superare i grandi
confini, le grandi resurrezioni.
Delineo la viltà dei sogni. Luci
spente stanotte alle persiane. Poche
lampade nere. È il buio che sta fermo
tra le mani che aspettano l’alba e la
nostra cieca paura. Vado così
che non mi accorga della mia partenza.

Alfonso Guida 2015 286 9788889615744 37

L’autore

“Buona parte della sapienza sacra è stata storicamente una forma di dannazione o di santità. O di entrambe. Ma al di là della lettura scientifica o filosofica o religiosa o storico-culturale, letture che si possono legittimamente proporre, resta di questo libro lo strano vigore di una poesia totale, in cui la mente sembra abbracciare nel suo lampo tutto e tutti, persino sé stessa, nel rovescio di sé stessa.”

Marco Munaro in Passione poesia, a cura di Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo, Nino Iacovella, CFR, Milano, 2016

“Ogni poeta che sia tale scrive un’unica poesia, ininterrotta, per tutta la sua vita. Una penitenza, un’estrema conseguenza che non si sconta, che solo si può accettare. Un poema, in definitiva, è la vita stessa del poeta. O meglio, è la possibilità della vita. Giacché, in poesia, si traccia l’impossibile per riconoscerlo possibile. E tutti i poeti forti, sanno di lavorare ad uno scavo, che forse non porterà alla verità, ma di certo travalicherà i confini del possibile e dell’impossibile. In questo solco, Alfonso Guida, da sempre, segna un’identità del reale attraverso il perdono della propria realtà. E lo fa con la perizia estrema dei poveri, riconciliando le sue energie vitali al primordiale senso di appartenenza al non luogo, a quella cavità, o grotta se vogliamo, che è la coscienza stessa. […] Ed ecco la penitenza, il nero arrendersi al reale. Certamente è un referto, questo libro, e ci sono luoghi, personaggi, testimoni di un’esperienza iper reale fatta dal poeta, in uno dei suoi tanti momenti di smarrimento psichico, o, se vogliamo, di ritrovamento con il disumano, e dunque col vero. Guida affronta il proprio smarrimento con la tensione di un artigiano, e l’elettricità di un’energia morale. […] La cosa che meraviglia è che in Guida la ridondanza diventa silenzio, ed è un disfacimento trionfale, della psiche che soffia raminga il proprio diniego.”

Antonio Bux, blog «Disgrafie», 30 gennaio 2016

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