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Quetzal

RONDINI CADUTE

 

Embodied memory of war
mostra in villa
porta spalancata verso oscurità
nessuno in vista sole
fermo di primavera
voci di riporto insabbiate

 

I pastrani sotto vetro hanno braccia
rigide come tubi feriti mortalmente
elmetto forato borraccia di polvere
numeri di matricola assegnati
a nessuno milite ignoto
fotografie al muro di soldati vivi-morti
plastici di battaglie campali
famose generali trafitti da spilli
di bandierine rosse contro verdi
vetrina di farfalle accerchiate
immobili didascaliche manovre

 

L’umidità dei locali lavora
il corpo a macerarlo
nella muta fanfara della tregua

 

Fuori il massaggio del sole finalmente

 

Arrivano in visita
si siedono in cerchio sul prato dell’esedra
un gruppo per una bambina
tiene la mano della maestra italiana
dei pennarelli nell’altra non parla
ha gli occhi grandi che fissano

 

Tutti vogliono spiegare qualcosa
che l’aria cancella

 

Ha fatto disegni d’uccelli
grandi come il foglio
ha voltato ogni pagina del libro illustrato
ha premuto l’indice sulla rondine
non vuole richiuderlo vuole
tenerlo sempre aperto
sulla rondine ha parlato
frammenti d’una lingua-jolly
rompono una lingua lontana-vicina
amichetta con cui stare a tu per tu
sottovoce nel palmo della mano

 

Vuole disegnare ancora le rondini nere
bianche con la gola bruciata
cadono da una striscia di cielo in fumo
foglie accartocciate per un vento arso
arancio giallo sfregati a forza
per un respiro che avvampa

 

(non portatela là dentro)

 

Ha posato il libro aperto
tra le margherite gli corre intorno
a braccia distese d’aereoplano
si lascia cadere all’indietro sull’erba
convergenza di raggi cosmici
Altra gente uno trainato da un alano
gli sfugge mira dritto
(ehi lei attento!)

 

La bambina gli saltella incontro
gli arriva al garrese dal basso
gli cinge il collo con le braccia
vi posa una guancia lo picchietta
con la piccola mano gli parlotta
all’orecchio il cane immobile

 

Nessuno intorno a loro esiste

Luigi Bressan 2019 96 9788889615942 48

L’autore

Introduzione di Marco Munaro
con una testimonianza di Giovanni Tesio
e un disegno inedito di Gabbris Ferrari

“Dentro questo modo di raccontare, parlando con qualcuno di qualcosa che continuamente mescola il presente al tempo e al destino dell’uomo, prendono corpo le figure familiari. Dopo la nonna il padre e gli amici ma sempre con la confidente solitudine del sopravvissuto alla guerra o alla vita, Fa lo stesso, così prossima all’innocenza del bambino e dell’animale.
Il motivo della caccia, che ha qualche sorprendente affinità con la poesia di un appartato come Piero Draghi, ma che risale almeno a una tradizione che viene dal trattato De arte venandi cum avibus di Federico II, consente a Bressan di avvicinarsi alla natura in un racconto che ha la nitidezza di certi sogni in cui si insinuano il favoloso e la folgorazione sapienziale e dove le cose nominate non hanno nome, come sa chi ascolta in solitudine.”

Dalla Prefazione di Marco Munaro

Quetzal è un salto quantico, è il salto della poesia, del suo valore simbolico che ne deterritorializza referenti e riferimenti e vola altrove, in un luogo altro, luogo di luoghi, luogo di libertà e di assoluto. Qui gli uccelli convocati e nominati sono quotidianità, ricordo, passione, dialogo, comunione, ma sono ad un tempo linguaggio dell’altrove, emblemi che alludono al di là non meno che al di qua.”

Dalla Postfazione di Giovanni Tesio

“Gigi ha scoperto un suo tempo senza tempo che è quello della grazia, un mondo scaldato dall’intimo di un sole vagamente ‘filtrato’ nella pagina malinconica, sereno, anche se talora abbrividito, e sa ridarcelo nei toni, solo apparentemente abbassati, dell’idillio leopardiano, e dico abbassati solo perché nel suo usare quella che Pascoli definiva «la lingua delle rondini» ne scala la portata chiaramente metafisica mediandola con un crepuscolarismo che non è mai di riporto ma è quello autentico della meditazione sul quotidiano, sulle proprie pulsioni a un’accidia sempre mediata da una sottesa ironia, da un ottimismo che, malgré lui, lo racconsola. Sono perle, talvolta di incantato disincanto; ascoltiamole in la «odola».”

Frammento inedito di Amedeo Giacomini ritrovato tra le carte del poeta dalla moglie Sandra, agosto 2021

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