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Rovigo

Al suono di quali campane compari Rovigo

 

Ridotta a una stazione a una virgola a una lettera cancellata
nulla solo una stazione – “arrivi” – “partenze”
e perché allora penso a te Rovigo             Rovigo

Zbigniew Herbert 2008 128 9788889615348 3 ,

L’autore

A cura di Andrea Ceccherelli
Prefazione di Jarosław Mikołajevski
Traduzioni di Alessandro Niero e Andrea Ceccherelli
Testo polacco a fronte

“A chi paragonare l’Incomparabile? A chi paragonare Zbigniew Herbert, forse il più importante poeta per la mia generazione (e non solo per la mia), per spiegare in breve, con una fulminea associazione, ad un lettore italiano la bellezza, l’attualità, la precisione e il peso della parola poetica di Herbert? Viene in mente un solo nome che, ovviamente, mi fa correre il rischio di cadere nel ridicolo: Dante.”

Dalla Prefazione di Jarosław Mikołajewski

“Rovigo, mai visitata, solo sfiorata, immaginata dal finestrino di un treno, non è per Herbert qualcosa di insignificante solo perché «la cede a Firenze» o alla Padova del suo amato Altichiero, pittore «severo, cavalleresco, metafisico» che egli in uno scritto del 1990 era arrivato a proclamare superiore per «forza spirituale» addirittura a Giotto; Rovigo è l’ipostasi della normalità della vita, della vita altrui, una normalità nella quale si cela un mistero: «al suono di quali campane compari Rovigo». La geografia dove si colloca non è quella dei grandi capolavori, delle città d’arte, ma quella ‘intima’, e ad entrare in gioco sono dunque le intermittenze del cuore, le reminiscenze soggettive – non quelle colte dei primi versi, che sono volutamente fallaci: Ferrara ricorda al poeta Leopoli, la sua città natale, già polacca, poi “rapita” dall’Unione Sovietica a Jalta, mentre il colle di Monselice gli riporta alla mente un piatto della festa, peraltro non comune, rimandante forse a una tradizione locale o familiare.”

Dalla Postfazione di Andrea Ceccherelli

“Pubblicata per la prima volta in versione italiana proprio da Il Ponte del Sale, Rovigo costituisce una sorta di compendio esistenziale e artistico, quasi uno sguardo pensoso che si volge intorno dubitoso del presente e subito distolto da un futuro che non ci sarà e attento invece alle briciole e alle cenere di un passato che già si può ricostruire nella pronuncia di un nome o nell’evocazione di una città reale e fantasma a un tempo, nella divagazione sulla storia che poco dà e nulla lascia, nella rappresentazione di una quotidianità che rabbrividisce nell’infelicità.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 31 maggio 2008

Rovigo – che contiene alcune tra le più belle poesie di Herbert, molte delle quali scritte appunto in Italia – è la testimonianza di un momento di passaggio: la fine di un lungo, volontario esilio (prima a Berlino e poi a Parigi) e la ricapitolazione della sua esistenza prima del ritorno a Varsavia: «Vivevo inchiodato / tra il passato e l’attimo presente / crocifisso molte volte dal luogo e dal tempo / Eppure felice molto fiducioso / che il sacrificio non sarebbe stato vano».”

Francesco M. Cataluccio, «il Sole 24 ore», 24 agosto 2008

“A dieci anni dalla morte dello scrittore, proprio quando il Parlamento della Repubblica di Polonia ha voluto dedicare il 2008 alla memoria e alla figura di Herbert, l’associazione Il Ponte del Sale ha pubblicato in lingua italiana Rovigo, con intensa premessa di Jarosław Mikołajewski e le perfette traduzioni di Andrea Ceccherelli (che ha firmato anche una esaustiva postfazione sulla «geografia intima» dell’autore) e Alessandro Niero. La raccolta alterna l’evocazione di amici e maestri (uno solo per la verità), personaggi della storia e della mitologia classica, eroi scuri e perduti, luoghi, sentimenti, situazioni e specialmente il tempo che passa portandosi via tutto il nostro vissuto. Ma si tratta, alla fin fine, di un complesso e straordinario autoritratto, in cui ogni lettore potrà ravvisare qualche tratto del proprio volto, perché Herbert ci dice quel che già conosciamo ma non vogliamo sapere veramente e cioè l’essere uomini in maniera quotidiana e diretta, assumendosi il peso del proprio destino e la colpa dell’essere qui ed ora, sognando un altrove impossibile dove i conti tornano sempre e l’odio «ostinato e azzurro» del vinto è più importante del pianto irrefrenabile del vincitore. Parole, quelle di Herbert, che sono come i ciottoli levigati che l’acqua dei torrenti svelle impietosa e ci suggeriscono che, sì, è difficile essere poeti e parlare con la voce di tutti, ma è ancora più difficile essere uomini e sé stessi, fino in fondo.”

Sergio Garbato, «il Resto del Carlino», 3 giugno 2008

“Il poeta polacco, che ha attraversato le tragedie del nazismo e dello stalinismo, ci presenta poesie degli ultimi anni di vita, […] in versi rapidi e intensi.
Il tema della sofferenza, motivo cardinale, si lega alla visione del reale e al tocco dell’ironia.”

Alberto Cappi, «la Voce di Mantova», 19 giugno 2008

“Come mai la più anonima tra le tante belle città del Veneto e dell’Italia, come mai «questo capolavoro di mediocrità» merita il pathos elegiaco di un grande poeta, al punto di sovrastare un libro nel quale egli evoca, tra patimento, resistenza e ironia, brucianti drammi metafisici e storici, collettivi e personali («Siamo vissuti in tempi / ch’erano davvero il racconto di un idiota / pieno di frastuono e crimini»)? […] Ridotta a una semplice stazione, a un luogo di arrivi e partenze, questa città è come la vita: è perciò, dice il poeta, «che penso a te Rovigo, Rovigo».”

Mario Andrea Rigoni, «Corriere della Sera», 29 settembre 2008

“Nonostante non abbia mai visitato Rovigo ma l’abbia attraversata durante alcuni viaggi in treno, Herbert attribuisce alla città una valenza metafisica proprio in virtù della sua virtualità, della sua presenza fantasmatica, in netta opposizione rispetto al fascino esercitato da Padova o Ferrara (memorabili al riguardo Le nuvole sopra Ferrara).”

Pasquale Di Palmo, «Letture», N. 650, ottobre 2008

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