-5%

Il prezzo originale era: €15.00.Il prezzo attuale è: €14.25.

Soffiati via

da bambina
seduta nel sangue
volevo sapere
cosa resta dei morti
alle manine che uccido
ora chiedo
cosa resta di me
che cosa non torna
mai più

Esaurito

Vito M. Bonito 2015 120 9788889615706 35

L’autore

“I bambini di Bonito sono Bonito stesso, e poi non sono, non possono essere, non saranno. Questi bambini sono prima della nascita, prima che il corpo cresca, prima che i pezzi si incastrino. Questi bambini sono oltre la morte, dove e quando tutto è già accaduto, dove niente è accaduto, perché niente accade. I bambini sono, poi, gli adulti, sono i vecchi, e in quanto tali destinati alla non esistenza. […] Le poesie di questo libro, quasi tutte brevi, tutte estremamente incisive, hanno – tra i pregi – quello di essere figlie di studi, di pensieri, di ragionamenti, ma appaiono ai nostri occhi come soltanto immaginate o scritte sotto ipnosi, come se venissero da altrove, una sorta di dimensione onirica, una terra di mezzo che deve esistere tra ogni specchio e il suo retro, tra noi e il nulla, tra la vita e la morte.”

Gianni Montieri, blog «Poetarum Silva», 2016

“Tempo e condizione, nel nuovo libro di Vito Bonito, sono quelli abbacinanti dell’accadere, o meglio di un perpetuo accadere varcando la soglia, il momento liminare, quando tutto si spezza, come dice il testo in corsivo che fa da introibo, di una luminosità cupa, «morendo / si va in frantumi», e il buio si nega, si fa «niente» come la luce, come il niente sospeso senza finalità tra vita e morte, perché «niente muore / né rimane vivo» (p. 11). Tempo della nascita, anche, che è subito morte, che solo significa morte. Tempo già postumo in cui alla morte si guarda come a cosa accaduta. […] La favola nera, orrorosa, di quest’ultimo libro di Bonito, è quella dell’avvento, a laica annunciazione compiuta, ma di un avvento plurale e tragico – tante sono le bambine, tanti i bambini che si affacciano, e muoiono. Forse vagiscono, di certo s’accendono e ardono. Iniziare è finire, senza altro orizzonte. Se i destini di queste «figurine» possono avere sviluppi diversi, tutti ci riguardano nel profondo, e ciascuno – «ogni uno», scrive Bonito precisando e caricando semanticamente la separazione – conoscerà il medesimo exitus con dolore. In anafora da litania fino a quando le singolarità si fanno collettivo plurale, asfittico nell’assolutezza e ripugnante nel chiamarci dentro, noi come soggetto, nel coinvolgerci pacatamente nell’assassinio: «ogni uno ha fatto preghiera / ogni uno ha fatto luce / ogni uno lo stomaco pulito // ora tutti / possiamo / uccidere / tutti»”.

Cecilia Bello Minciacchi, blog «DoppioZero», 2015

“La poesia di Bonito è una liturgia storpia, come il poeta scrive dei film del cineasta russo Artur Aristakisjan. La sua poesia è preghiera rivolta a un dio che c’intima di abbeverarci del sangue dei malati e delle stelle morenti. Innanzitutto. Ancora prima dell’indice di Soffiati via, c’è un’immagine. Un fotogramma: due uomini, uno inginocchiato, l’altro prono, su un lago gelato. Il fotogramma è estrapolato da Rintocchi dal profondo (1993) di Werner Herzog. I due uomini stanno pregando. Sotto di loro, nel senzafondo del lago, c’è la città dei beati. Le prime parole del libro sono scritte a mano. La mano ustionata del poeta le ha apposte dentro e sotto questa immagine di preghiera.
Le parole, come le immagini, sono rintocchi dal profondo o nient’altro che rumori di fondo. Le parole di Vito M. Bonito, in particolare, sono monconi oranti che strisciano sul ghiaccio, nel vuoto, a vuoto. Frattaglie della grazia.”

Jonny Costantino

“I temi affrontati da Bonito sono di matrice espressionistica e nulla concedono sul versante stilistico, approdando anzi a una sorta di esibita sprezzatura. È un procedere che, sotto certi aspetti, può ricordare quello di Celan o dell’ultimo Artaud – un’analoga pulsione radicale ad affrontare tematiche violente e blasfeme – con sequenze che fanno ricorso a calembours e onomatopee. Ma, a differenza dell’autore francese in cui tale tipo di sprezzatura era connaturata al suo stesso periodare, in Bonito tale procedimento avviene in maniera più consapevole e, conseguentemente, più distaccata. Il dettato di Bonito ha cadenze quanto mai peculiari, procedendo per frammenti quasi rabbiosi che non di rado […] acquisiscono cadenze aforistiche, creando effetti allucinati e stranianti: «ogni secondo tremila stelle / si uccidono»; «io non so misurare la pausa / tra il rumore della mente / e il suo orrore.”

Pasquale Di Palmo, «SuccedeOggi», 2015

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Soffiati via”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *