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Terramadre

Tu sei gli anni più belli della vita,
gioventù che non torna,
e l’amore, l’amore senza fiato.
Tu sei slancio e ferita.

 

Presto sarai la piega delle labbra,
il solco accanto gli occhi e l’alta fronte.
Il tuo regno è di sale che corrode.

 

Sei la perdita in cui avanzo, il millennio
lasciato per un’epoca diversa.
Sei il proiettile puntato alle spalle
che non esplode.

Andrea Temporelli 2012 104 9788889615409 26

L’autore

“Libro di formazione e ostinato progetto, Terramadre è la terra dove è sorta «Atelier», la città che l’autore ha fondato come Marco Merlin. Lasciare i morti ai morti, dire con Kafka «fra te e il mondo scegli il mondo» e non cadere, è il merito più alto di questo poeta.”

Marco Munaro

“La seconda raccolta di Andrea Temporelli [Terramadre], è un pullulante eterogeneo sistema di diversi insiemi poetici […] Ogni sezione del libro presenta un suo peculiare equilibrio che si proietta in un nucleo inabissato del volume, e nello stesso tempo delinea un disegno decentrato che attende la sua chiusura, sia pure provvisoria, in un orizzonte più vasto di opere. […] Anche nella forma metrica e talvolta nelle soluzioni stilistiche l’autore si premura di non coprire le disgiunzioni, intese a rafforzare l’idea di qual rovello abbia bruciato nel cuore della poesia, trovando sbocco in testi o in sequenze testuali di particolare intensità”.

Salvatore Ritrovato, «Punto. Almanacco della poesia italiana», N. 3, 2013

“[Egli] firma col suo ortonimo i saggi di critica letteraria italiana, mentre affida all’identità fittizia la sua seconda natura, sin da quel librino del 1999 in tiratura limitata, Il cielo di Marte, che lo segnalò come punta promettente della nouvelle vague italiana, come poi ha confermato la più recente raccolta intitolata Terramadre. […] Temporelli per molti anni aveva cercato di chiamare a raccolta una nuova generazione di autori (per lo più nati negli anni Settanta) per superare l’impasse in cui riteneva (giustamente) che fosse bloccata la poesia italiana, indebolita da una militanza paga dei troppo facili ed effimeri successi e da una critica accademica «attardata su temi, voci e strumenti incapaci di monitorare» il contemporaneo. Non a caso, quando ha ritenuto che fosse fallito il suo tentativo, egli ha pressoché affondato l’ortonimo, lasciando sopravvivere solo l’identità creativa”.

Daniele Maria Pegorari, in Letteratura liquida. Sei lezioni sulla crisi della modernità, Manni, Lecce, 2018

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