Titiro, tu

Titiro, tu coricato al riparo di un ampio faggio
tenti sull’esile canna un canto dei boschi;
noi lasciamo la terra della patria e le campagne amate,
noi fuggiamo dalla nostra patria; tu, Titiro, tranquillo nell’ombra
insegni alle selve a ripetere “Amarillide bella”.

Virgilio 2015 12 4 ,

Plaquette fuori commercio, realizzata in 150 esemplari numerati, riservata ai soci dell’Associazione.

Egloga di Melibeo e Titiro
Traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini e Marco Munaro
Tempere di Vittorio Bustaffa

“Nella traduzione di Gianfranco Maretti Tregiardini e Marco Munaro, tra le tempere di Vittorio Bustaffa che si annunciano nel quadro di copertina, nasce questa preziosa, artigianale, opera in soli centocinquanta esemplari. Dalle Bucoliche di Virgilio, viene colta la prima egloga dentro cui due voci aprono il petto al lettore contemporaneo.
Come nel primo secolo avanti Cristo, tempo di creazione dell’opera, viviamo pari intensità drammatiche di conflittualità civili, decadenze culturali, barbariche testimonianze distruttive. Titiro e Melibeo sono un canto a due sponde, dentro cui il nostro presente si specchia. Il nostro volto. Il nostro fare.
La poesia civile ha le venature udibili di una foglia, unica, pregiata e leggerissima.
Originale, da me molto apprezzato, l’uscita del nome del poeta dalla copertina. Basta solo l’impronta famosa del primissimo verso per incidere il bianco.”

Anna Maria Farabbi, blog «Cartesensibili», 5 febbraio 2016

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