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Ulona

L’Ulona e i sò gent han cantâ i sò canzon;
ul rest duman, sa ‘l vegn sü ammó ul fiâ dul mond.

 

 

L’Olona e la sua gente hanno cantato le loro canzoni;
il resto domani, se salirà ancora il fiato del mondo.

Edoardo Zuccato 2010 88 9788889615195 19

L’autore

Foto di Arcangelo Piai

“Proprio questa radicalizzazione locale, che non è rivendicazione di particolarismo, ma impossibilità di prescindere dal proprio humus, fonda l’autentico senso di Ulona: l’impossibilità di esprimere la profondità del sentire di un gruppo se non con un linguaggio dal quale non si può scappare e con il quale si crea tutto il paesaggio del proprio orizzonte, mentre il plurilinguismo, l’irruzione dell’italiano standard, è funzione o dell’ironia sociale […] o di un rapporto verticale, cioè non geografico ma sociale, e quindi inevitabilmente etico.” 

Giuseppe Martini, «La Gazzetta di Parma», 27 aprile 2010

“I personaggi di questo mondo solitario y final si muovono in un’atmosfera purgatoriale, e la risata, quando c’è, è postuma, beckettiana. Insomma un viaggio di ombre con l’intensità di un poema oratorio.”

Fabio Zinelli, «Semicerchio», A. XLII, 2010/11

Ulona è un poemetto in cui la voce principale, la voce narrante potremmo dire, è quella del fiume omonimo che, scorrendo ad ovest di Milano, tra Varese e Pavia, nell’arco di una giornata incontra abitanti (la ‘mè gent’ a cui Zuccato dedica il volume) che sono maschere, o tipi umani, se si preferisce, che si interrogano sui tempi che corrono, su ciò che il tempo sbriciola e cambia. L’Olona assurge quindi al ruolo di personaggio, è quasi un coro greco cui è affidato il commento delle scene.”

Massimo Migliorati, in Guardando per terra. Voci della poesia contemporanea in dialetto, Lietocolle, Faloppio, 2011

“In Ulona il dialetto diventa, come il corso d’acqua omonimo, lo scorrere stesso delle vite e dei destini dei personaggi piccoli e grandi, presenti e passati, convocati sulla pagina in un dialogo stupefacente, che può ricordare a tratti le voci della Spoon River di Edgar Lee Masters.”

Dalla motivazione della giuria del Premio Tirinnanzi 2013

“Zuccato ha scelto la via non facile, silenziosa ed allegorica del neodialettale che dialoga con l’italiano: tutto il libro è linguisticamente concepito come un continuo scambio con l’italiano e la parlata gallo-italica nella varietà dell’altomilanese o bosino (tra Cassano Magnago e Fagnano Olona), a tal punto da risultare vano il computo delle attribuzioni e dei prestiti dall’uno all’altro: l’impressione è che il dialetto accolga parole dall’italiano (in qualche passaggio si rinuncia al testo a fronte) contaminandosi in un processo di adeguamento alle lingue in atto.”

Manuel Cohen, «Il Punto. Almanacco della poesia», N. 1, 2011

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