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Una stagione memorabile

COMPLEANNO

 

Uscito al mondo nel ’73
ho desideri sempre più precisi,
e più colpevoli, giorno per giorno
più prossimi al chiarore del passaggio,

 

più distanti dal cielo inconcepibile,
e tengo le benedizioni racchiuse
in un vaso di gelatina rossa
e le guardo, le curo in trasparenza

 

e mi sembrano vere del futuro
che si ostinano a promettermi ancora,
e schiero la faccia in faccia al mondo
acquartierato nella mia trincea,

 

fedele ad un’antica educazione,
fedele alla vergogna dei miei vuoti,
fedele al sangue imposto dai dispacci:
così presidio la mia posizione

 

sull’avamposto del tempo che scivola
via, e da qui vedrò il cielo inconcepibile
respirarmi, benedirmi, strapparmi
al mio inizio, al mio passaggio, alla mia fine:

 

ma io avrò eretto la cattedrale di un destino.

Riccardo Ielmini 2021 72 9791280446008 54

L’autore

“La nuova raccolta di Riccardo Ielmini Una stagione memorabile (Il Ponte del Sale, 2021) è un alfabeto degli affetti, una dedica al dono dell’altro concepito come fondale su cui riposano le acque più limpide dei nomi cari. Di quelli che ancora abitano la carne e di quelli che vivono negli impeti dei soffi, nei templi degli imperi celesti, come ad esempio il compianto poeta Simone Cattaneo, amico di Ielmini e a lui fratello per sintonia d’intendimenti. Ielmini riversa nella parola, talvolta protesa al racconto, alla diluizione, la sua vita, concedendosi a una nudità che imbarazza il lettore come ci si imbarazzerebbe di fronte ad una dichiarazione inaspettata di bene. E probabilmente la forza della sua poesia è tutta rappresa in questo abbraccio che diventa casa dalle fondamenta possenti.”

Francesco Iannone, «Il Foglio», 24 giugno 2021

“Ielmini ha fatto parte di quel gruppo di valenti e appassionati poeti che hanno dato vita alla rivista «Atelier», tuttora attiva […] Di questo clima culturale brulicante di fermenti e idee, l’autore dà testimonianza in alcuni testi emblematici per l’intera raccolta, laddove evoca il sodalizio poetico stilnovistico, «… abbiamo amato Dante e i Fedeli d’Amore, / e ci venderemmo tutto, per stare a Campaldino / a farci ammazzare, fra i gonfaloni al vento…», e l’indirizzo della sede dove si teneva la rivista a Borgomanero, nella poesia omonima, offre il destro per un ideale passaggio di consegne fra la spinta delle passioni e delle speranze degli esordi, «Un pane azzimo di poesia, / nessun lievito, se non l’amicizia…», e le nuove leve che continuano a mantenere viva la brace delle parole: «Passerà la peste. Porterete aria / nuova, vento come di pentecoste, / e alti saranno i nostri cuori, amici, / librati sulla terra sanguinaria: // e dal balcone guarderemo morire la morte.» […] L’atmosfera che si coglie in tutta la raccolta è di una sostanziale quiete, di una pacificazione lungamente inseguita e conquistata, che però lascia passare, ogni tanto, brezze di dolore, tragedie, rimpianti non sopiti. La punta più alta, di autentico incanto poetico, si raggiunge con la serie di poesie racchiuse sotto il titolo Tityro. […] Con un finale degno dell’inarrivabile, prima egloga: «Scurisce, tornano i figli / Elena la ragazza fa l’incantevole segnale, di là dalle finestre. // È l’ora. Andiamo».”

Marco Molinari, «la Voce di Mantova», 2 novembre 2021

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